Bilanci Pedemontana Entra in azione il perito

La Prealpina - 21/09/2017

Il destino di Pedemontana rimane un punto interrogativo. E sarà così quantomeno fino al prossimo 4 dicembre. Entro quella data, però, il perito incaricato dal Tribunale fallimentare di Milano, il dottore commercialista Ignazio Arcuri, dovrà depositare la propria consulenza volta ad accertare se si sia di fronte o meno a uno stato di «insolvenza irresistibile» da parte di Autostrada Pedemontana Lombarda, la società controllata al 78% da Milano-Serravalle (la cui maggioranza è a sua volta detenuta al 52% da Asam Spa, la holding delle partecipazioni societarie facenti capo a Finlombarda Spa controllata interamente dalla Regione Lombardia, ndr) e partecipata anche in minima parte da Intesa Sanpaolo e Ubi, responsabile dell’omonimo collegamento autostradale tra le province di Varese e Bergamo.

La consulenza tecnica, voluta dal Tribunale fallimentare e ritenuta un approfondimento istruttorio ritenuto necessario prima di emettere un provvedimento, entrerà negli atti del processo al pari delle memorie depositate dalla Procura e dalla difesa. Le posizioni rispetto al progetto autostradale – per il momento è stato costruito solo un terzo dell’opera (costo complessivo 5 miliardi di euro, ma per ora Apl ne ha disposizione solo 2 miliardi, ndr) – sono ormai chiare. Per l’accusa «i conti non sono in equilibrio» e pertanto conviene far fallire la società.

Secondo la Procura, «i bilanci evidenziano uno squilibrio finanziario della società che risulta sovraccaricata, quantomeno dal 2012, del peso dell’indebitamento, in particolare nei confronti degli istituti di credito e dei fornitori che rappresentano il 66-72% del totale fonti di finanziamento».

La stessa Procura, la cui richiesta di fallimento ha preso origine da due inchieste distinte per falso in bilancio, risalenti al 2015 e al 2016, ha aperto un fascicolo ancora contro ignoti in cui si ipotizza il reato di corruzione. La difesa è invece basata sull’assenza di richiesta da parte dei creditori, sul fatto che l’attività possa continuare in continuità aziendale sulla recente approvazione dell’atto aggiuntivo da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), in grado di mettere nero su bianco una defiscalizzazione dell’opera per 380 milioni di euro (un atto per altro ancora in attesa dell’okay della Corte dei Conti, ndr).

A questo proposito, proprio ieri, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni ha annunciato un incontro con il ministro dei Trasporti e Infrastrutture Graziano Delrio per verificare la disponibilità o meno del Governo «a sbloccare l’atto aggiuntivo». Una «cosa tecnica» che «toglierebbe ogni argomento alla richiesta di fallimento».