Bilanci familiari con troppe rate

La Prealpina - 08/11/2016

La Varese risparmiosa, che pagava tutto sull’unghia non c’è più. Studi, ricerche e il vissuto di tutti i giorni raccontano di aziende e famiglie che finiscono economicamente gambe all’aria dalla sera alla mattina. Oppure, sempre più persone si indebitano o devono chiedere un finanziamento anche per comprare la lavatrice. Quello del sovraindebitamento è insomma un problema emergente, collegato anche al diffondersi di nuovi modelli di pagamento di beni e servizi che lo dilatano nel tempo, talvolta però senza un’accurata analisi dei rischi da parte del consumatore. Una tendenza confermata anche dal bisogno di creare un organismo ad hoc per chi si trova in difficoltà su questo versante: anche in provincia di Varese sono nati infatti i primi “Organismi di composizione delle crisi da sovra indebitamento”, presentati ieri mattina, durante un convegno organizzato in Camera di commercio. Anche se, come spesso accade in Italia, la normativa più che normare, ha complicato il meccanismo: «La legge – ha sottolineato Carmelo Leotta del Tribunale che si è soffermato sul ruolo del gestore quale figura chiave per la composizione della crisi – è scritta male ed è complessa, tanto che solo ora, dopo qualche anno, si iniziano a intravedere i primi percorsi e piani di rientro da sovraindebitamento famigliare».

Va un po’ meglio per l’altro aspetto affrontato ieri nella sede camerale di piazza Monte Grappa, vale a dire la situazione sulla mediazione civile e commerciale. In questo caso, tuttavia, una tendenza italiana si conferma: la litigiosità delle nostre latitudini non aiuta di certo un accordo fra i litiganti, tanto che «nel 40% dei casi – come affermato da Giacomo Mazzarino, responsabile dell’organismo di mediazione della Camera di commercio – una delle due parti non vuole mediare». Risultato: ci si siede al tavolo per la mediazione e ci si saluta cinque minuti dopo, dandosi appuntamento in tribunale, con dispendio di tempo, denaro e relativo ingrossamento del fegato.

«In effetti – ha sottolineato Nicola Cosentino del Tribunale di Varese – si tratta di un sistema con alcune perplessità, perché non sempre ci sono le ragioni di opportunità per giungere a una mediazione». E in tal senso «bisognerebbe – ha detto Francesco Paganini del tribunale di Busto Arsizio – arrivare a una mediazione fattiva e non solo formale, pena la mancata predisposizione del processo». Tornado all’ente camerale, «questo strumento – ha detto il presidente CamCom Giuseppe Albertini – si sta consolidando, con 137 domande di mediazione ricevute lo scorso anno. Un terzo delle controversie riguarda locazioni, contratti bancari e finanziari, mentre un altro 20% riguarda le liti condominiali e seguono confini di proprietà, la piantumazione di terreni e le recinzioni fra vicini. Chiudono problemi sulla sanità e successioni». Insomma se l’esito di una mediazione è in dubbio, una certezza c’è. A Varese il lavoro per avvocati, mediatori e giudici non manca.