Biella Camera di Commercio si fonde con Novara?

Altra Testata - 30/05/2017

E’ arrivata inattesa durante l’ultimo consiglio della Camera di Commercio di Biella e Vercelli la delibera di indirizzo proposta dal presidente Alessandro Ciccioni, che di fatto sancisce la volontà di fondersi con Novara. Netta e immediata l’opposizione di gran parte dei consiglieri biellesi, Confartigianato, Ascom e Cna hanno votato contro ma non è bastato a bloccare la delibera, approvata con i voti delle associazioni vercellesi e dell’Unione Industriale di Biella.

Si tratta di un passo avanti verso la creazione di quella Camera di Commercio di quadrante che poco piace ai biellesi, che speravano di poter evitare questa seconda fusione dopo quella con Vercelli. Anche se oggi la Camera di Commercio non raggiunge il numero di imprese fissato da Unioncamere per evitare ulteriori accorpamenti, la speranza era che il provvedimento venisse rivisto raggiunta la riduzione a sessanta delle camere di commercio in Italia o in alternativa stringendo altre alleanze.

Il blitz del presidente Ciccioni rimette tutto in discussione e i termini in cui è stato realizzato non è piaciuto al presidente della Provincia Emanuele Ramella. “Una decisione di questa portata non può essere avulsa da una consultazione territoriale – dichiara – e deve passare anche dai principali enti territoriali, il tema va discusso approfondito e adattato a quelle che sono le esigenze del Biellese. Non voglio credere che la Camera di Commercio abbia deciso di prendere una simile decisione da sola, soprattutto se all’interno del consiglio c’è già stata una scissione. Se anche l’avesse fatto dovrebbe rinunciare e proporre una consultazione allargata agli enti locali, altrimenti il presidente dovrà assumersi le proprie responsabilità. Domani stesso gli scriverò chiedendo spiegazioni. Se fusione deve essere ci vuole l’accordo di tutti, altrimenti è uno scippo e gli scippi non mi piacciono”.

Anche il tema del quadrante non convince Ramella.

“E’ una possibilità che non esiste più, su cui la Regione ha fatto un passo indietro, quindi si arriverebbe fuori tempo massimo e poi, ripeto, ci vuole un accordo, la fusione non può essere portata avanti in modo forzoso”.

Più sfumata la reazione del consigliere regionale biellese Vittorio Barazzotto. “Le fusioni delle camere di commercio le prevede la legge, se Unioncamere non dovesse provvedere ci sarebbe un intervento diretto del ministero. Questa è la strada, o ci si mette d’accordo o arriverà una scelta radicale. Ovvio che, detto questo, la rappresentanza deve essere garantita, così come la comodità di uno sportello in ogni provincia. Per il resto è oggettivo che il numero delle imprese è calato e il supporto che la Camera di Commercio forniva anche oltre i suoi compiti istituzionali è venuto meno. Bisogna sedersi a un tavolo senza preconcetti altrimenti non si arriva a una soluzione”.