Besano, Sito Unesco – «Cattedrale nel deserto»

La Prealpina - 28/01/2020

Solo il 29 novembre dello scorso anno il Comune di Besano, alla presenza di amministratori locali ed esperti del settore paleontologico, aveva lasciato tutti a bocca aperta con l’i n a u g u r azione della riqualificazione di un’area nel cuore del sito Unesco del Monte San Giorgio. Gli interventi, con un investimento totale di 200.000 euro (112.000 euro ottenuti da Regione Lombardia tramite un bando vinto nel 2018 e altri 80.000 euro come fondi propri del Comune), avevano interessato soprattutto l’area del rio Ponticelli: qui nel corso degli anni Ottanta una campagna scavi aveva fatto riemergere reperti fossili molto importanti, alcuni considerati addirittura unici al mondo. I lavori, portati a termine dall’amministrazione civica guidata dal sindaco Leslie Mulas, avevano aggiunto anche la sistemazione dell’area sovrastante, occupata dalle ex-miniere di scisti di Selvabella e delle Piodelle. In effetti tutto il parco del rio Ponticelli, al quale si accede con una camminata di circa mezz’ora lungo il sentiero paleontologico che parte dal piazzale Monte San Giorgio a Besano, appare, allo sguardo dei visitatori, come una piccola oasi senza tempo: un sentiero (in cemento) si snoda tra gli alberi, interrompendosi in diversi punti panoramici (segnati da panchine) fino ad arrivare alla vista – che lascia senza fiato – sul Ceresio. Nonostante l’apparente grazia del luogo, un gruppo numeroso di cittadini ed esperti sta avanzando forti critiche. Luigi Citterio, cittadino di Porto Ceresio che ama passeggiare per boschi e radure, riferendosi al parco del rio Ponticelli, parla addirittura di «deturpamento della natura e di un sito conosciuto in tutto il mondo». «A me pare che il progetto di recupero dell’area, che vantava la presenza di uno scavo importantissimo, sia stato trasformato in una cattedrale nel deserto», sbotta Citterio: «È stato realizzato un sentiero, in cemento, che gira in circolo come se si trattasse di un parchetto cittadino. Il ruscello è stato sbancato dalle ruspe ed è pieno di cemento dilavato. I gamberi che c’erano dove sono finiti? Ma la cosa più grave è che la cava dei fossili, prima ricoperta di arbusti, è stata spianata e ricoperta ancora di terra». Sulla copertura dello scavo insiste, in particolare, l’ex curatore del Museo dei fossili di Besano, Paola D’Agostino, che attualmente lavora per la parte elvetica del Monte San Giorgio. «Io lavoro su questo sito Unesco dal 2000», afferma la studiosa: «Ho accompagnato centinaia di gruppi e scolaresche in visita sul territorio e non mi capacito che sia stata ricoperta l’area di scavo, anziché ripulirla ed evidenziarla. La cava dei fossili è stata coperta di terra, ma anche con parte del vialetto e con una panchina. Non so darmi una spiegazione di questo, ma spero con tutto il cuore che il sindaco decida di risistemare l’area, basterebbe togliere uno strato di terra». Il primo cittadino besanese Leslie Mulas si dice molto amareggiato per quella che lui definisce una «sterile polemica». «I lavori sono stati fatti con tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili», afferma, «soprattutto da parte della Sovrintendenza, e sono stati seguiti dal paleontologo Fabio Bona, che è anche il conservatore del nostro Museo dei fossili. Tutto è stato fatto a regola d’arte. Per quanto riguarda il punto preciso dello scavo, prima che noi eseguissimo i lavori era ricoperto di sterpaglia, quindi già non si vedeva più. Del resto uno scavo paleontologico rimane aperto solo finché serve, dopodiché si lascia che la natura si riappropri del suo spazio. Così era successo anche lì. Senza dimenticare che la stratificazione paleontologica è tuttora visibile a due metri circa dal punto in cui c’era lo scavo in questione. Il parco del rio Ponticelli rimane d’indubbio interesse ed è stato riqualificato con tutti i criteri del caso».

I lavori autorizzati dalla Soprintendenza

«Nessun esperto ha avuto mai a che dire sul modo in cui è stato realizzato il progetto di riqualificazione», assicura il sindaco Leslie Mulas, «noi non abbiamo ricoperto un bene archeologico, perché la montagna è fatta tutta nello stesso modo e gli strati fossiliferi si vedono in più punti del parco. Quel punto di scavo era stato scelto perché i paleontologi avevano pensato fosse particolarmente prolifico, ma tutta la montagna è un enorme sito, pieno di fossili, a cielo aperto». A difendere a spada tratta il progetto è anche Paolo Sartorio, attuale presidente della Comunità Montana del Piambello e site manager del sito Unesco all’epoca dei lavori. «Ho curato io stesso la domanda di finanziamento regionale, a valere sul bando cultura 2018, per il progetto poi realizzato dal Comune di Besano», afferma Sartorio, «I lavori sono stati autorizzati dalla Soprintendenza ai beni archeologici, sorvegliati da persona competente, il curatore del Museo civico di Besano, su richiesta della Soprintendenza. All’inaugurazione gli interventi hanno ricevuto il plauso dei funzionari Unesco della Regione, oltre che da uno dei più importanti paleontologi d’Italia e del mondo, Cristiano Dal Sasso». Non proprio tutti gli esperti, però, sono d’accordo sulla validità del progetto portato a termine lungo il corso del rio Ponticelli, come Gianluca Danini, ex-curatore del Museo di Viggiù e da anni partecipante al gruppo di lavoro paleontologico diretto da Andrea Tintori, un grande esperto di pesci fossili del mesozoico che ha insegnato all’Università di Milano fino a due anni fa. «Lungo il sentiero paleontologico non ci sono indicazioni delle località fossilifere (sono quattro)», spiega Danini, «e si nota una scarsa manutenzione delle stazioni con cartelli geo-paleontologici appositi. Il parco urbano è accettabile, ma non si capisce a cosa serva tutto quel cemento tra vialetti e piazzole. Va bene consentire l’accesso ai disabili, ma avrebbe potuto essere studiato diversamente. La cosa più grave è il fatto che il sito di scavo è stato coperto con materiale di risulta e anche con del cemento».