Bertolaso: «Noi virtuosi Ora va riconosciuto»

La Prealpina - 01/10/2021

ascherina, non mascherina? È il dilemma che inevitabilmente si pone al cospetto di Guido Bertolaso, coordinatore della campagna vaccinale in Lombardia, l’uomo della pubblica amministrazione abituato a governare le emergenze che ha trasformato questa regione dalla Cinquecento dell’epoca delle prenotazioni impossibili sul portale di Aria («Non me la nominate nemmeno») alla Ferrari di cui il resto d’Italia vorrebbe avere in dotazione almeno uno pneumatico: finora oltre l’82% di copertura vaccinale, che raggiunge l’88 % aggiungendo le nuove prenotazioni. «Li abbiamo asfaltati tutti», scherza (ma non troppo) Bertolaso durante l’intervista concessa a Prealpina prima di suggellare la nuova vita dell’hub di MalpensaFiere che comincia oggi: dalle 30 linee vaccinali attive nel grande hangar dove finora sono state immunizzate quasi 500mila persone alle 10 nella Sala Caproni, al primo piano. La chiamano MalpensaFiere 2.0: il simbolo di un futuro sempre più libero dal Covid-19. Dunque, torniamo alla mascherina. Indossarla protegge di sicuro dal virus ma sta diventando una scocciatura: dottor Bertolaso, c’è speranza che in alcuni casi e luoghi la potremo finalmente togliere?

«In effetti bisognerebbe cominciare a dare una sorta di riconoscimento a chi si è impegnato di più per ottenere risultati significativi nella lotta al Covid: la Lombardia ha fatto gli stessi numeri del Portogallo, che in Europa viene indicato come il Paese più virtuoso, addirittura più della Danimarca. Le nostre terapie intensive di fatto sono vuote e così i reparti di malattie infettive, e se c’è qualche paziente ricoverato a causa del Covid è solo perché non si è vaccinato. Questa è la verità vera, incontestabile. Noi non abbiamo mai detto che il vaccino non ci fa prendere il Covid-19 bensì che ci tiene lontani dagli ospedali: detto e ribadito fin dal primo giorno, solo che evidentemente non si è capito fino in fondo».

Quindi la Lombardia potrebbe fare da apripista anche sull’addio alle mascherine, all’aperto e al chiuso?

«Credo di sì. Ovviamente questo vale solo per le regioni virtuose, come la Lombardia, e in certe situazioni: secondo me la mascherina può essere tolta. Penso ai teatri, ai cinema. Penso al disagio degli studenti che con la mascherina devono stare per cinque ore in classe, ma se a scuola sono tutti vaccinati e tutti hanno il Green pass, bidelli compresi, non vedo perché continuare a indossarla».

Appunto, la scuola: è appena iniziata eppure ci sono già parecchie classi in quarantena anche per un solo positivo. Un’esagerazione o una giusta precauzione?

«È stata una precauzione giusta fino a che i dati della copertura vaccinale non ci hanno dato certezze, ma ora la vicepresidente Moratti, anche a nome di altre regioni, ha chiesto di togliere questa norma. Quindi: se in classe c’è un positivo quello studente sta a casa e così il suo compagno di banco, ma non possiamo permettersi di mandare a casa tutti. Si facciano i tamponi salivari, tutti i giorni, e si tenga la situazione sotto controllo. Diciamo la verità: è molto più semplice sgravarsi delle responsabilità e mettere un’intera classe in quarantena, perché fare i tamponi ogni giorno costa fatica, bisogna organizzarsi, lavorare. Ma è un concetto che a livello burocratico non viene tanto capito…».

 

Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro: lei è d’accordo?

«D’accordissimo: è fondamentale».

Quanto questo provvedimento ha spinto i lombardi indecisi a vaccinarsi?

«Poiché in Lombardia avevamo già raggiunto una copertura con percentuali impressionanti, il numero delle prenotazioni non è aumentato di tanto. Diciamo che ci ha aiutato a tirare fuori i funghi da sotto l’erba…».

Il ministro Lamorgese teme un’alleanza, con proteste violente, fra estremisti e No Vax: c’è pericolo per i vaccinatori?

«Non mi risulta. In ogni caso, più ci insultano e più noi lavoriamo. A Brescia abbiamo proseguito le vaccinazioni anche nella stessa ora in cui è stata lanciata la bottiglia incendiaria. E poi, chi sono questi No Vax? Gli stessi che dicono sempre di no a tutto, ai termovalorizzatori, alla raccolta differenziata, alla Tav, ai partiti. A me hanno sparato addosso i Khmer Rossi, i Vietcong, la camorra ha minacciato di tagliarmi alcune parti del corpo, quindi si figuri se mi preoccupano questi signori».

 

 

Il ruolo dell’Esercito è stato cruciale in questa emergenza. Non crede che la Protezione civile, di cui lei è stato uno storico capo, abbia avuto invece un ruolo un po’ laterale, privata della sua leaderhip?

«Dica la verità, me lo sta chiedendo perché voi varesini custodite la grande eredità di Giuseppe Zamberletti…».

In effetti.

«Diciamo le cose come stanno: la Protezione civile è stata molto marginale nella prima fase di questo dramma. Se lei ricorda il 31 gennaio 2020 fu dichiarato lo stato di emergenza perché l’allora capo Angelo Borrelli disse all’allora premier Conte “guardate che qui le cose si mettono male”. Poi qualcuno ha pensato che bastasse indossare un maglione con la scritta e parlare in tv da una sala operativa per far sparire il virus come per magia. Hanno preso in mano quest’emergenza i ministeri della Salute e degli Affari regionali, il presidente del Consiglio. La Protezione civile è stata completamente dimenticata. Fino all’inizio di quest’anno, con la nomina del generale Figliuolo da parte del Governo Draghi. E qual è la prima cosa che ha fatto il commissario? Ha visitato insieme a Fabrizio Curcio gli hub vaccinali, MalpensaFiere compreso: da quel momento la Protezione civile ha ripreso ad avere il ruolo, logistico, che avrebbe dovuto avere sin dall’inizio».

Quindi un giorno, a comandare la struttura commissariale al posto di Figliolo ci sarà il capo della Protezione civile?

«Queste sono decisioni che ovviamente prenderà Mario Draghi e il suo governo. Io credo che il generale Figliuolo porterà avanti questa operazione sulle vaccinazioni fino a quando l’Italia non avrà raggiunto i livello della Lombardia. A fine anno, se si continua così, credo che l’obiettivo sarà raggiunto su tutto il territorio nazionale».

Da oggi MalpensaFiere si riduce a 10 linee vaccinali e l’hub della Schiranna chiuderà il 17 ottobre: e se il Governo decidesse che la terza dose andrà somministrata a tutti e non solo ai superfragili?

«Prendiamo questo hub: con l’esperienza che abbiamo acquisito quanto ci metteremmo secondo lei, a farlo ripartire, tre/quattro ore? Quando la macchina è organizzata basta una semplice telefonata».

Nel Luinese la copertura vaccinale è sotto di otto punti: come si spiega?

«Ne ho parlato tanto con Marco Magrini, il mio braccio destro, che è anche sindaco in uno di quei comuni, e non ce lo spieghiamo. Di sicuro noi siamo andati a cercarli».

Lanci un messaggio a questi indecisi.

«Non vaccinatevi, ma rischiate di morire».

Al contrario, a Viggiù si è fatta la storia…

«All’epoca, in un momento molto difficile, è stato un progetto pilota: vaccinare tutti. Il Modello Viggiù è stato applicato in altri comuni lombardi e ha funzionato benissimo».

La Lombardia sarà in prima linea, con un suo progetto, per fornire vaccini e operatori sanitari ai Paesi poveri: lezione di solidarietà ma anche un messaggio a chi continua a dire “prima gli italiani”…

«Siccome abbiamo vaccinato la quasi totalità degli italiani , se qualcuno dice “prima gli italiani” fa una polemica strumentale. O si vaccina tutto il mondo oppure il Covid non ce lo togliamo di torno. In Sierra Leone, dove andremo noi, è stato vaccinato l’1% della popolazione, in Somalia nessuno. A febbraio, marzo del 2021, quando tutti saremo più tranquilli, e arriverà un barcone dalla Libia pieno di somali, che facciamo, rischiamo di ricominciare con i contagi? Credo che sia non solo un dovere morale aiutare i Paesi poveri ma anche nel nostro interesse».

Ma perché in Italia ci sono tutti questi commissari?

 

«Guardi, già ora si fanno i nomi per il commissario del Comitato Expo 2030. Il 2030! Il fatto è che in Italia c’è una burocrazia tremenda, conflittuale, e il commissario deve riuscire a tagliare i suoi mille nodi scorsoi. Purtroppo il nostro Paese non riesce mai a muoversi con uno spirito di organizzazione. Siamo una squadra nello sport ma non nella pubblica amministrazione. Di sicuro, non ci si inventa commissari. E poi, dipende se ha pieni poteri o se si usa il bilancino per la paura che uno diventi troppo potente. Siamo fatti così».