Berry racconta chi parte e chi arriva

La Prealpina - 27/10/2016

Due mesi di riprese, decine di ore a camminare tra i corridoi di Malpensa alla ricerca di storie che valesse la pena raccontare. «Ha ragione Bukowski: le persone sono il più grande spettacolo del mondo». Per Marco Berry ieri è stato l’ultimo giorno di girato al Terminal 1. Finisce così il suo esperimento televisivo in aeroporto, “Hello Goodbye”, un reality in onda tutti i lunedì alle 15,30 su Rete4. Vedere l’ex Iena aggirarsi tra i check-in era ormai diventata quasi un’abitudine.

«Malpensa è un grande ecosistema reso vivo da chi vi lavora. Ho trovato un’accoglienza eccezionale da parte di tutti: la direzione, la polizia e anche le signore che puliscono i bagni. Persone squisite, sono loro l’anima di questo aeroporto».

“Hello Goodbye” è un format televisivo che ha spopolato in Olanda, Gran Bretagna e Canada. Racconta storie vere di arrivi attesi e di partenze dolorose, storie di amori che finiscono, di giovani che scappano all’estero in cerca di fortuna, di famiglie che si ricongiungono, di immigrazione, di riscatto sociale. Berry confessa che quando gli proposero di condurre il programma, non accettò. «O meglio, mi sembrava davvero troppo strano che dentro questa grande scatola si potessero vivere emozioni così intense. Prima di accettare chiesi di fare due giorni di prova, ma dopo due ore mi ero già innamorato. Davvero, io odio la retorica, ma ho imparato qui a Malpensa che l’aeroporto è lo scrigno in cui lasci e trattieni le emozioni più forti».

Berry ha imparato anche una seconda regola che vige in aeroporto e che vale praticamente sempre: «Gli Arrivi sono il piano della felicità. Ma su alle Partenze è dolore vero. Perché ti lasci, magari soltanto per qualche settimana o qualche mese, ma non riesci ad ascoltare la realtà in modo oggettivo. Quando passi attraverso il metal detector agli imbarchi è distacco vero». E scattano le lacrime, come quelle di un padre (una storia raccontata durante la prima puntata) che vede partire la figlia diciottenne, decisa a trasferirsi per sempre in Canada. «Era un omone alto due metri che piangeva come un bambino – racconta Berry -. E quando si sono spente le telecamere siamo stati abbracciati un’altra mezzora. Lo capivo sai, anche io sono un papà».

“Hello Goodbye” è un reality, ma sa anche essere discreto. Berry sceglie i protagonisti delle sue storie, vive insieme a loro gli attimi che precedono la partenza (o l’arrivo), ma nel momento clou le telecamere si allontanano. «Immaginate agli Arrivi un figlio che non vede sua mamma da 6 anni. Immaginate la forza di quel primo abbraccio, l’emozione del primo bacio, l’odore della pelle. Quando quelle porte si aprono c’è quell’attimo che non potrai più rivivere. Ecco perché le telecamere arroganti, presuntuose e convinte di essere sempre indispensabili si allontanano, per non rovinare quel momento. Che è unico e irripetibile. Glielo dobbiamo a queste persone che ci hanno donato la loro storia».