Berna sceglie il treno e scarta l’autobus per Malpensa

Il governo svizzero preme sul trasporto su rotaia: «Altrimenti a che cosa è servito realizzare l’Arcisate-Stabio?»

 

MALPENSA «A Malpensa i ticinesi ci devono andare in treno».

E’ un po’ questo il senso dell’invito che il Consiglio federale, il Governo centrale a Berna, ha rivolto al Parlamento, invitandolo a respingere una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri che chiedeva di di prolungare dopo il 2018 le attuali concessioni per gli autobus Ticino-Malpensa.

Per i consiglieri federali, la richiesta del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi non va sostenuta perché “i collegamenti ferroviari dal Ticino con l’aeroporto milanese dovrebbero migliorare notevolmente nel frattempo”. Il nodo della questione interessa particolarmente l’Italia, la fascia di frontiera in provincia di Varese con la sua Arcisate-Stabio, denominata invece oltre frontiera come la Mendrisio -Varese- Malpensa. Chiaramente a Berna non vogliono creare concorrenza alle Ferrovie Federali Svizzere (FFS), pur nella consapevolezza che qualche ragione ce l’ha il deputato leghista ticinese in merito alla puntualità ed alla qualità del servizio fino ad ora erogato.

«Domenica 10 giugno – scrive Quadri nella sua mozione – è entrato in servizio il nuovo collegamento ferroviario tra il Ticino e l’aeroporto della Malpensa. Come da copione, l’esordio è stato contrassegnato da ritardi. La qualità del servizio offerto dal “nuovo” treno Mendrisio – Varese, generosamente finanziato dalla Svizzera, come noto è insoddisfacente: ritardi, cancellazioni di collegamenti e guasti sembrano essere più la regola che l’eccezione. Inoltre il collegamento ferroviario con la Malpensa è diretto solo dal Mendrisiotto; da Lugano (e Bellinzona) occorre cambiare treno, aumentando così i rischi di ritardi, oltre che i disagi. Secondo il deputato della Lega a Berna, anche “nell’improbabile ipotesi in cui non dovessero esserci ritardi e contrattempi, il viaggio da Lugano alla Malpensa in treno dura parecchio di più, ed è assai più scomodo, di quello in autobus».

Insomma, una eventuale soppressione delle concessioni avrebbe conseguenze negative per viaggiatori e turisti. Tutto ciò – e non è l’unica conseguenza – pare non impensierire i pragmatici bernesi. Che, anzi, ribattono sostenendo che «i partner coinvolti in Ticino (FFS, TILO, Cantone) e in Lombardia (Regione Lombardia, Trenord e RFI) hanno adottato misure mirate per migliorare la situazione».

Al momento, precisa l’esecutivo, l’esercizio è a cadenza bi-oraria e termina a Mendrisio, ma a partire dal cambio d’orario a dicembre 2018 è prevista la cadenza oraria con treni diretti per Lugano e Bellinzona. La conclusione della risposta dell’Esecutivo di Palazzo federale, per quanto attiene al futuro delle concessioni, invita le imprese di autobus interessate a presentare all’Ufficio federale dei trasporti una domanda di rinnovo, che le autorità italiane e svizzere esamineranno sulla base delle vigenti disposizioni per il traffico transfrontaliero. Pannicelli caldi, secondo le tesi di Quadri, che porteranno disservizi ai turisti che arrivano in Ticino ma anche a coloro che dalla Svizzera dovranno utilizzare l’aeroporto della Brughiera.

Da ultimo, non in ordine di importanza, ci sarà la possibile perdita di posti di lavoro per chi lavorava su queste linee. Colpita anche dalla decisione anche una società di trasporto varesina con una sede a Lugano.