«Benvenuta Air France-Klm» Ma gli hotel volano basso

Bentornata Air France. «Ma c’è ancora molto da fare». Secondo Frederick Venturi, presidente di Federalberghi Varese, se il trend di crescita di Malpensa dovesse continuare con lo stesso ritmo attuale, «ci basta attendere ancora un anno e mezzo. Ma sia chiaro, non per tornare ai tempi d’oro che probabilmente non ci saranno più, ma per poter finalmente operare con tranquillità». E’ una parola che negli hotel attorno a Malpensa – probabilmente il settore che nell’indotto aeroportuale più ha sofferto il dehubbing di Alitalia – hanno scordato da dieci anni. Ma da Expo in poi, qualcosa è cambiato. «I volumi ci sono, non lo nego», spiega Venturi. «I numeri che stiamo registrando sono confortanti, anche perché il trend è in crescita. Il grande problema resta la redditività della camera». L’esplosione dell’offerta sul territorio ha coinciso infatti con il momento più nero per Malpensa. Con il risultato che ora il prezzo di una doppia – fuori dai picchi di alta stagione o in concomitanza di eventi particolari – può anche arrivare a un terzo di quanto veniva venduta dieci anni fa. «Andate su qualsiasi sito di prenotazione on line, inserite una data qualsiasi e vi potete accorgere che un quattro stelle spesso ha prezzi inferiori a un bed&breakfast», spiega Venturi. «Non c’è marginalità nel guadagno, ed è tuttora il problema vero che accomuna tutte le catene attorno a Malpensa. Sea sta facendo grandi cose e i risultati si stanno vedendo. Gli effetti nel nostro settore però sono lenti, molto lenti».

Il ritorno di Air France-Klm, che dall’altra mattina ha riportato nove voli giornalieri su Parigi e Amsterdam, viene considerato come un ottimo segnale da parte del mondo ricettivo.

«Quando le grandi compagnie arrivano o tornano a Malpensa è sempre positivo. Grazie a questi nuovi investimenti Malpensa sta crescendo al triplo della velocità della media nazionale, tanto da aver superato le previsioni inserite nel Nuovo Masterplan. Ciononostante non siamo ancora ai livelli di dieci anni fa. Ma, ripeto, potrebbero bastare ancora diciotto mesi così per arrivare a un livello accettabile».

Eppure dopo Expo, profetizzavano i vertici di Federalberghi alla vigilia del grande evento, sarebbe dovuta essere una catastrofe. Così non è stato. «Però non si può nemmeno dire che non sia accaduto nulla», sottolinea Venturi. «Ci sono stati diversi cambi di gestione e, per fare un esempio, la struttura di un celebre brand mondiale è tuttora in mano alle banche che non trovano un acquirente e continua a essere gestita perdendo milioni di euro». C’è ottimismo dunque, ma la ferita è ancora troppo aperta per ammettere di essere dei sopravvissuti.