Belluno e Treviso Camera di commercio: i conti sono in rosso, esplode la rivolta

Altra Testata - 05/12/2016

Il preventivo 2017 manda in subbuglio il consiglio della Camera di Commercio post-fusione con Belluno. Il conto del bilancio previsionale – disavanzo di 2,726 milioni, da coprire come da norma con l’utilizzo di fondi accantonati dai precedenti avanzi di amministrazione dell’ente di piazza Borsa – ha innescato la durissima reazione del consiglio. Una piccola rivolta contro una situazione ritenuta non più accettabile. Al punto che c’è stato chi – come Paolo Doglioni, consigliere bellunese – ha preso e se n’è andato, e poco ci è mancato che sbattesse la porta. Reazione assolutamente inaspettata, che forse è anche spia di un malessere della base nei confronti del neo presidente Mario Pozza.

Il parlamentino dell’economia trevigiana e bellunese – 33 componenti compresi gli organi di vigilanza – ha vissuto un pomeriggio molto caldo e inatteso. E la cosa non è passata inosservata.

Fra i protagonisti della protesta, Alessandro Vardanega, già presidente di Unindustria Treviso ed ex vicepresidente dell’ente camerale, oggi consigliere per gli industriali. Che ha voluto far mettere a verbale il suo sfogo. Ma anche altri, tra gli scranni e all’uscita, avrebbero espresso il loro sconcerto. Diffusa la sensazione che sia a Belluno che a Treviso, tutti si attendevano altri esiti, anche economici e finanziari dalla fusione delle Camere. «Così non va», ha detto l’imprenditore di Possagno, «se un ente camerale che dovrebbe essere il supporto dell’economia e il primo volano per le nostre imprese si trova, solo con l’ordinaria amministrazione, ad essere sotto di quasi 3 milioni, non ci siamo proprio. Viene meno la missione stessa della Camera di Commercio. Dobbiamo pensarci subito, non possiamo permettere di avere un futuro in cui si consumano i fondi accantonati per coprire il passivo, fondi che dovrebbero servire per aiutare l’economia e dare un senso al ruolo dell’ente camerale».

Così Vardanega ha chiesto una «profonda riflessione» a tutto il consiglio camerale, ma anche «l’avvio immediato di un cantiere che superi le logiche campaniliste». E ha concluso: «Qui non è questione di Treviso o Belluno, o di aggregare questa o quella provincia, ma di ragionare su scala più vasta, almeno regionale, con sportelli molto leggeri sul territorio, e questo per avere i margini operativi che consentano di avere i fondi da destinare alle realtà e ai compiti per i quali siamo nati, ovvero le imprese». Di passaggio, Vardanega ha anche rilevato come nel giro di 3 anni le entrate della camera siano state di fatto dimezzate.

È stato il presidente Mario Pozza a replicare immediatamente. Da un lato ricordando a Vardanega come la riforma e le fusioni siano un passaggio progressivo verso una riorganizzazione più razionale dei servizi camerali, nel rispetto della riforma varata a suo tempo dal governo Monti, dall’altro tornando ad attaccare frontalmente il governo Renzi: «Il decreto taglia spese è stata per noi una mazzata, Renzi ci ha tolto 1 milione l’anno di risorse» ha concluso, «noi siamo i primi a voler difendere il ruolo e la missione degli enti camerali, non è responsabilità nostra se il territorio si trova ad avere meno risorse per le aziende». E ha annunciato che darà battaglia a tutti i livelli. Alla fine, il preventivo 2017 è stato

approvato. Lasciando però l’impressione che non sia assolutamente finita qui. E negli ambienti camerali, c’è chi attende le reazioni delle altre province venete, chi paventa scenari di scontri e tensioni interne con risvolti politici, e chi rimpiange «i bei tempi andati».