B&B in netta crescita A Busto per lavoro competizioni o fiere

La Prealpina - 14/10/2021

Di alberghi, è cosa nota, Busto non ne possiede. I più grandi sono alle porte della città. In compenso, sta crescendo la quantità di B&B: dopo il boom del 2015, l’anno di Expo Milano, il fenomeno non si è stoppato, anzi. E adesso si guarda a questa ricettività extra alberghiera con interesse, visto che in città approderanno studenti universitari e che si guarda alle Olimpiadi del 2016, puntando ad attirare visitatori e persino squadre intere mettendo a disposizione gli impianti sportivi locali.

Ma chi arriva a Busto Arsizio? «La zona è molto battuta, più di quanto ci si aspetterebbe visto che non possiamo contare su attrattive turistiche – garantisce Giulia Bertani, titolare della foresteria L’Antica Corte di vicolo Custodi 3 – Paga l’essere il centro più grande della provincia e l’avere validi collegamenti. Pesano Autolaghi, due stazioni, la equivalente distanza da Como, Varese, Milano e Lago Maggiore. In treno si arriva in breve tempo a Stresa, capita che arrivino qui turisti che poi si spostano altrove».

La maggior parte dei clienti viene a Busto per lavoro. «È pur sempre una forma di turismo – dice Bertani – Dopo la pandemia, la tipologia è cambiata. Si muovono persone che vengono a trovarne altre. Cala il movimento dei rappresentanti: sono tornati ma non al ritmo di un tempo. Loro rappresentavano la mia principale clientela per una sola notte. Adesso c’è chi si trasferisce qui e per un breve periodo resta al B&B in attesa della casa».

I B&B contano su chi arriva per supplenze nelle scuole, per frequentare corsi di fisioterapia, osteopatia, massofisioterapia. «Reti portava molto movimento, adesso si ritorna a un buon ritmo – chiarisce l’Antica Corte – Supero il 70% di presenze l’anno, nel 2015 ero al 90%, quasi mai libera. Adesso si riparte dopo il disastro Covid. Ho sei camere, qui arrivano persone che partecipano a competizioni sportive: cavalli, pattinaggio, scherma, pallavolo. Ci sono diversi maneggi dove si svolgono gare e c’è anche compravendita di cavalli. Poi gli eventi di Rho Fiera e MalpensaFiere. Ora che il blocco psicologico è finito, riprende il boom. Certo, la progettualità del viaggio non è tornata come prima. Per adesso novembre è vuoto: si prenotava di settimana in settimana, fino all’ultimo la gente non era certa di partire. Adesso si guarda anche un pochino più in là nel tempo».

A “Il giardino nascosto”, in via Goito 19, il clima è lo stesso: «Prima era un pianto per colpa del Covid, l’ultimo mese ha segnato la ripresa – spiega Marcella Melchionna – Le persone che hanno iniziato a lavorare in smart working continuano a farlo, prima venivano un giorno a settimana nella sede aziendale. Ora vedo persone nuove». Tra i B&B aderenti all’Associazione provinciale c’è un buon legame: si collabora, ci si passano i clienti quando le camere sono piene. «Oggi – dice Melchionna – è arrivato un signore che non aveva fatto il tampone per tornare in Tunisia, a Malpensa lo hanno lasciato a terra. Poi ci sono operai di qualche cantiere: loro sono in presenza per forza. E gli avvocati per qualche udienza in tribunale. C’è chi va a corsi di massaggi e chi va alle fiere a Rho con 20 minuti di treno. Qui costa meno che a Milano».

Per legge i B&B sono fermi tre mesi all’anno, qui capita in estate. Salvo qualche straniero che fa base a Busto per visitare questa e altre province. «Abbiamo preso una batosta pesantissima col Covid, ora va abbastanza bene», la conclusione.

 

«Ci danneggia chi non ha regole»

Anche a Busto Arsizio ormai parecchie persone hanno capito che si può guadagnare uno stipendio aggiuntivo affittando una casa non occupata o semplici stanze come B&B. Il settore extra alberghiero continua a crescere». Alfredo Dal Ferro, presidente dell’Associazione B&B della provincia di Varese, rivela che anche durante il Covid c’è chi ha sistemato locali e aperto stanze da affittare e che proprio lunedì scorso una giovane ha avviato una casa vacanza dopo avere ristrutturato dei locali e sta già ottenendo buoni risultati.

«Anche qui, come in zona Malpensa e sul Lago Maggiore, in lockdown si sono registrate nuove aperture – spiega – Questo è un mercato in espansione per numero di strutture e per occupazione degli spazi. Gli associati ci segnalano che fino alla fine di ottobre ci sono parecchie prenotazioni». Si tratta di gente che arriva per lavoro, magari si ferma 3-4 mesi. Oppure pochi giorni per seguire un corso o per brevi attività. Ci sono insegnanti, dipendenti delle ferrovie o di altri enti.

Come spiega questo successo a Busto?

 

«Non è il turismo a determinare gli spostamenti, ma questioni di lavoro. Con il Salone del Mobile in genere arriva gente che poi raggiunge Milano in treno. Altre fiere sono attrattive. Ristrutturare appartamenti e affittarli in questo modo è una valida soluzione. Purtroppo un lato negativo c’è anche qui: parecchie strutture hanno aperto senza aderire agli elenchi regionali e disturbano la libera concorrenza perché non pagano le tasse e non rispettano le regole». Tra voi c’è solidarietà? «È normale scambiarci i clienti. Abbiamo una chat in cui, se qualcuno ha le camere piene e un cliente che chiede ospitalità, comunica a me il nome e io lo giro ai soci che hanno spazi disponibili. Di fatto ci serve anche per segnalare clienti problematici che hanno dato problemi: se gli altri sono allertati, tengono le distanze». Molti ancora preferiscono i contratti 4+4 che danno garanzie per anni… «Anche noi diamo garanzie, con serietà e pagamenti anticipati. Seguiamo i nostri fratelli maggiori degli alberghi e facciamo funzionare le cose a nostro favore».

Perché, secondo lei, a Busto non ci sono grandi alberghi? «Non è l’unico posto. A Luino un hotel sul lungolago è chiuso da mesi, nessuno riesce a riaprire. L’extra alberghiero cresce del 10 per cento l’anno, gli hotel chiudono». Forse per le maggiori spese di personale e le manutenzioni da affrontare. Ma il fenomeno è tutto da analizzare.