Battaglia varesina sui rifiuti Ora anche il Tar del Laziodalle parte delle imprese

La Prealpina - 30/06/2017

Il territorio fa scuola a livello nazionale nella battaglia contro il caro rifiuti che grava sulle imprese. Ora anche il Tar del Lazio dà una scossa al Ministero dell’Ambiente, imponendo un adeguamento della normativa, ferma al 1984 a dispetto delle richieste e delle istanze arrivate in questi anni da più parti per avvicinare la legislazione ai tempi e alle necessità delle imprese. Alle quali, sino ad oggi, il conto dello smaltimento dei rifiuti è costato caro. In alcuni casi, carissimo.

«Il cammino è ancora lungo ma questo passo avanti, nella direzione dell’equità fiscale, è importante e va nella direzione da noi a lungo indicata – commenta il direttore generale di Confartigianato Varese, Mauro Colombo, da tempo in prima fila in questo settore -. I comuni avranno minori entrate? È possibile, ma siamo certi che troveranno il modo di non far pagare il conto alle imprese, consapevoli dell’importanza di un’economia sana a beneficio di un territorio sano».

Nel 2013, Confartigianato Imprese Varese inviò a tutti i Comuni un Regolamento-tipo per l’applicazione della tassa rifiuti (allora Tares), sensibilizzandoli sull’adozione di alcuni aspetti: la tariffa (per un corretto bilanciamento/ripartizione tra tariffe domestiche e non domestiche), le riduzioni e le agevolazioni che la pubblica amministrazione può applicare a imprese e cittadini, la distinzione netta e certa tra rifiuti speciali e urbani, i principi di trasparenza anche nel modo in cui i Comuni si impegnano a comunicare all’utenza il Piano finanziario e le fatture».

La svolta (ma la si potrà definire davvero tale solo a metà agosto) porta la data del 13 aprile 2017, giorno in cui la sentenza del Tribunale amministrativo regionale ha circoscritto a quattro mesi il tempo massimo concesso al ministero dell’Ambiente per emanare un nuovo decreto di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani. Ora è stata pubblicata la bozza ministeriale e l’associazione l’ha analizzata notando i punti di contatto. Con l’arrivo della prima bozza di decreto, le amministrazioni comunali sono chiamate a un impegno che non lascia spazio a interpretazioni: le regole devono valere per tutti e da tutti devono essere osservate.

Nel merito, la bozza di decreto dice che le imprese non avranno più l’obbligo di pagare la Tari sulle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti dove si originano rifiuti non assimilabili agli urbani. I rifiuti speciali, ovviamente, dovranno continuare ad essere smaltiti dall’azienda attraverso società specializzate. L’obiettivo è armonizzare la legislazione ambientale – ferma da 33 anni – alle rivoluzioni che, nel frattempo, hanno cambiato la vita di cittadini e imprese: nuove tecniche di produzione, nuovi materiali impiegati, nuove tipologie di rifiuti generati e relativo smaltimento differenziato. Cambiamenti ai quali vanno aggiunte le normative tributarie in materia di rifiuti, aggiornate con una costante di fondo: i costi, sempre più onerosi, a carico delle attività imprenditoriali.

«Non colpire altre categorie»

 

Dalla sentenza del Tar, è la buona notizia, si è arrivati a una prima bozza del decreto del ministero dell’Ambiente, nella quale vengono elencate le linee guida per l’applicazione della Tari: i rifiuti speciali che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di merci, non sono assimilabili ai rifiuti urbani; rimangono assimilabili i rifiuti che si producono negli uffici, mense, spacci, bar e locali di servizio per i lavoratori; gli imballaggi terziari non sono assimilabili; le attività che producono rifiuti non assimilati saranno soggette solo al pagamento degli oneri per la copertura dei costi relativi allo spazzamento, al lavaggio delle strade e dei costi sostenuti dai Comuni.

«La sentenza del Tar è da intendersi come indiretta, ma esplicita, conferma della posizione espressa da Confartigianato Varese dal 2014 in poi», precisa l’associazione di viale Milano. Posizione avallata negli anni da altre sentenze, convergenti rispetto al fatto che l’esenzione Tari sia da intendersi rispetto all’intera superficie produttiva dove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali (al cui smaltimento sono tenuti a provvedere, a proprie spese, i relativi produttori) e sulle superfici adibite allo stoccaggio di materie prime, i magazzini intermedi di produzione e i magazzini adibiti allo stoccaggio dei prodotti finiti.

«Certo la svolta non sarà indolore perché, stando alla bozza, saranno introdotti molti paletti (che comporteranno una deassimilazione dei rifiuti molto spinta), che porteranno a una riduzione delle superfici e quindi delle entrate alla Pa – conclude Confartigianato -. Il rischio, insomma, è che altre attività imprenditoriali non produttive di rifiuti speciali, come acconciatori, estetiste, bar e ristoranti, fioristi si vedano aumentare l’importo Tari da pagare. Un rischio da scongiurare puntando a una ripartizione equa dei costi tra imprese e cittadini. E senza colpire altre categorie imprenditoriali».