Banco e Popolare«Perché dire di sì»

La Prealpina - 30/09/2016

Due assemblee a Varese e a Gallarate (nella giornata dell’11 ottobre), e una (il 13 ottobre) a Legnano per spiegare le ragioni di un «sì convinto» alla fusione fra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare. A promuoverle, in vista dell’assemblea dei soci delle due banche, è stato il Consiglio nazionale di coordinamento Uilca Banca Popolare di Milano che, dopo aver esaminato gli accordi raggiunti con l’Azienda, nell’ottica della fusione con il Banco Popolare, ha accolto con favore le intese riguardanti gli esuberi e il mantenimento del welfare aziendale. In una nota, Fulvio Furlan, il segretario nazionale Uilca, costola della Uil dedicata ai lavoratori del credito, ha sottolineato come «questi accordi colgono le richieste avanzate alla banca di consolidare a favore dei lavoratori tutele occupazionali, normative ed economiche e di proiettarle nel gruppo bancario che si costituirà con la fusione». Come a dire che, «senza questi accordi, come evidenziato nel caso di molte altre fusioni, i lavoratori avrebbero corso il rischio di perdere tali benefici». Dello stesso avviso il segretario generale Uilca Massimo Masi: «Chi opera per emarginare, se non abbattere, questo positivo esempio di dialogo sociale, dimostra irresponsabilità di fronte ai problemi enormi che oggi deve affrontare il settore del credito e alle molteplici ricadute che determinano. Questa matrimonio, a quanto pare il migliore possibile in un panorama che non offriva poi alternative più rassicuranti, assume un’importanza non solo nazionale, ma europea, visto che è la prima in Europa dopo il passaggio del controllo delle banche maggiori alla Banca Centrale Europea e la legge di riforma delle banche popolari».

«Non va poi dimenticato che in ossequio alle richieste della Bce, il Banco Popolare ha approvato un aumento di capitale da un miliardo per smaltire più rapidamente il monte sofferenze e arrivare al matrimonio con Bpm con maggiore forza patrimoniale e che, rispetto ai 1.800 annunciati nel piano industriale post fusione dei due istituti, saranno gestiti in forma assolutamente volontaria e incentivata», ha tenuto a sottolineare il segretario varesino di Uilca, Alberto Zonca, fermamente convinto che «l’opzione fusione, con la creazione del primo sistema per banche popolari e il terzo gruppo bancario dopo Intesa e Unicredit, sia assolutamente da perseguire». Anche perché, sempre a sentire Zonca, «a fronte dei 1800 esuberi – lo ribadisco: tutti volontari – sono già state programmate 500 nuove assunzioni».

Di sicuro, una volta creata la nuova entità, che dovrebbe chiamarsi Banco Bpm, ci saranno delle ricadute occupazionali anche nel Varesotto, dove i due gruppi insieme rappresentano una presenza storica, con 45 (Bpm) e 33 (Banco) sportelli in provincia e circa 480 lavoratori impiegati. Tuttavia, al momento è ancora difficile quantificarle.