Banche, un’azienda su 5 ha difficoltà

La Prealpina - 22/05/2016

Servizi troppo onerosi (62,3%), scarsa chiarezza nella comunicazione di costi e condizioni (38,3%), valutazione eccessivamente rigida del merito di credito (17,7%): sono questi i principali motivi di insoddisfazione con il mondo bancario per un’impresa su cinque. E’ quanto emerge dall’indagine Unioncamere sulle aspettative delle imprese italiane in merito all’accesso al sistema creditizio nel 2016.

Quest’anno, rileva l’indagine, solo un’azienda su quattro prevede di ricorrere al credito bancario per finanziare la propria attività. Più di un’impresa su due si rivolgerà alle banche per fare fronte alle esigenze di liquidità corrente, mentre solo una su tre lo farà per realizzare un investimento.

Nell’ultimo triennio, secondo l’indagine, il mancato reperimento di risorse presso le banche è stato ritenuto tra i principali ostacoli alla realizzazione degli investimenti (16,4% delle aziende intervistate, 28,2% nel Mezzogiorno), dopo la mancanza di risorse proprie dell’azienda (34,2%), l’eccessiva pressione fiscale (31,9%) e l’andamento negativo delle vendite (23,8%). Appena il 17% delle imprese intervistate ha dichiarato di aver realizzato degli investimenti tra il 2013-2015, mentre il restante 83% afferma di non aver destinato risorse per l’incremento della propria competitività. Soltanto tra giugno 2015 e giugno 2014 l’erogazione di finanziamenti da parte degli istituti di credito al sistema imprenditoriale è diminuito dell’1,9% anche a fronte di un incremento dell’11% delle sofferenze bancarie. Le contrazioni più marcate si sono verificate nel Nord Ovest (-3,6%) e nel Nord Est (-2,3%). Più disponibile alle esigenze del tessuto economico, invece, sembra essersi mostrato il sistema bancario del Mezzogiorno (-0,3%) e soprattutto del Centro (+0,1%).

La contrazione del credito ha riguardato tutti i settori, anche se le imprese industriali, più penalizzate nel biennio precedente, hanno mostrato una dinamica migliore (-0,9%) rispetto al comparto terziario (-2,6%) e, soprattutto, a quello edile (-3,3%).