Avvisatelo: la crisi morde ancora

La Prealpina - 04/11/2016

VINCENZO CORONETTI

Piace vincere facile a Matteo Renzi, presidente del consiglio ieri in visita a tre eccellenze imprenditoriali del Varesotto: la Ilva e la Tci di Saronno, la Yamamay di Gallarate. Aziende con il vento in poppa, come si sa. Le ultime due guidate da esponenti di Scelta civica, contigui alla maggioranza di centrosinistra, Gianfranco Librandi e Luciano Cimmino, che da tempo attendevano la “benedizione” in loco del premier. Librandi lo aveva addirittura invitato nella sua fabbrica ad alta tecnologia durante una seduta pubblica alla Camera, dov’è deputato (Cimmino è stato invece senatore).

A un mese dal referendum costituzionale, Renzi risponde a quella proposta, formulata fin da febbraio. Una risposta affermativa, che cade in un momento cruciale della vita pubblica nazionale e per la sopravvivenza stessa del governo, affidata a un sì o a un no, giusto tra trenta giorni. Non a caso il premier capita dalle nostre parti proprio adesso; non a caso evita di parlare del referendum, né con i suoi ospiti tanto meno con i giornalisti. Sorrisi, strette di mano, battute, complimenti e giudizi lusinghieri sull’Italia che lavora e che produce. “C’è bisogno di queste realtà” si lascia andare Renzi con i dipendenti della Tci. In mattinata ha fatto tappa al Politecnico di Milano per parlare del progetto Casa Italia, il piano nazionale di lungo termine per la prevenzione contro i terremoti. La sera prima ha rassicurato Giuseppe Sala, sindaco di Milano, sui finanziamenti del governo per il dopo Expo, cancellati dalla legge di stabilità ma promessi ad abundantiam nel patto per la Lombardia, in fase di definizione. Tutto in un crescendo di entusiasmo con vista sul referendum.

Su che cosa, se no? Ma la consultazione di dicembre non è argomento in agenda. Tranne che nel conciliabolo improvvisato al termine del frugale pranzo alla Tci, con Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd, e la pattuglia di parlamentari varesotti di area renziana: Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli, Angelo Senaldi. Presenti il segretario provinciale Samuele Astuti e il sindaco di Varese Davide Galimberti, Renzi chiede conto di come vada la campagna elettorale in Lombardia. Alfieri racconta e domanda i dati sugli indecisi alle urne. «Telefona a Lotti e fatteli mandare» suggerisce il premier (Luca Lotti è sottosegretario alla presidenza del consiglio). E subito dopo: «Stiamo preparando un paio di eventi di grande richiamo. State pronti». Intanto, oggi a Firenze comincia la 7° edizione della Leopolda, che lo stesso premier definisce «Un’edizione speciale con persone normali».

Occasione per rilanciare a tutto tondo l’azione del governo «Partendo dal terremoto, dalla protezione civile, dal volontariato e a cinquant’anni dall’alluvione di Firenze». E il referendum per le riforme? L’embargo imposto ieri sulla questione è sicuramente tattico. Con i lavoratori e i loro datori si discute d’altro. Si rimarca come da febbraio 2014 a oggi siano ben 655mila i posti di lavoro in più.

«È il Paese che mi piace: con noi si lavora» sottolinea Renzi. Nello stesso momento Unioncamere e Confindustria Lombardia diffondono dati meno lusinghieri sulla produzione industriale e sull’occupazione: il saldo del terzo trimestre 2016 è negativo, di uno zero virgola, ma negativo. E nel Varesotto, come a tutti è noto, la crisi morde ancora buona parte del manifatturiero. Chissà se qualcuno ha avvisato il premier.