«Avere quote Seae un uomo nel cda»

La Prealpina - 31/08/2017

La linea provinciale di Forza Italia è inequivocabile: non soltanto il Comune di Busto Arsizio e la Provincia di Varese non devono dismettere le loro quote di Sea, ma il polverone sollevato negli ultimi giorni – e che sta portando la giunta bustocca del sindaco Emanuele Antonelli a un ripensamento – può trasformarsi nell’occasione per il rilancio del ruolo che il territorio deve avere nei confronti con Malpensa. «La Provincia è cronicamente poco protagonista nelle questioni aeroportuali? Bene, è ora che lo diventi», afferma infatti il responsabile degli enti locali dei berlusconiani, Marcello Pedroni.

Il ritorno di un rappresentante del territorio all’interno del consiglio di amministrazione di Sea è secondo lui un primo passo in questa direzione. «È una proposta che si era concretizzata di recente con Mario Aspesi, ma che lanciò già negli anni Ottanta l’allora sindaco di Milano Carlo Tognoli», entra nel merito l’esponente di spicco di FI. «Dico questo per far capire che qualcuno già ai quei tempi considerava importante avere un dialogo con gli amministratori dei Comuni attorno all’aeroporto».

La linea di Pedroni è dunque chiara («Non si vende»), in perfetta sintonia con il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani (Lega Nord), e con quello di Somma Lombardo, Stefano Bellaria (sostenuto da Pd e civici). «Sì, sono d’accordo con Bellaria, ogni tanto può anche succedere», sottolinea il berlusconiano con la consueta ironia. E i motivi, secondo lui, si sprecano. Basterebbe ricordare che le direttive nazionali invitano i Comuni a dismettere le partecipazioni nelle società che non sono strategiche per l’attività amministrativa. E definire non strategica Malpensa per Lonate Pozzolo, Ferno, Somma oppure Gallarate, ma anche per Busto Arsizio e l’intera provincia di Varese, appare francamente un paradosso.

L’unica vera voce fuori dal coro, dunque, al momento rimane soltanto quella del sindaco di Cardano al Campo, Angelo Bellora (Partito democratico), il quale è favorevole alle vendita delle quote da parte degli enti municipali («Per i Comuni del Cuv la vedrei un po’ dura essere azionisti, seppure di stretta minoranza, e poi avere la giusta indipendenza nel confronto con Sea»), ma contrario all’arretramento della Provincia («Potrebbe essere il giusto rappresentante del territorio»), sebbene giustificato dalla necessità di coprire il famigerato ammanco in bilancio.

È una tesi che però non convince Pedroni. Per almeno tre motivi. Il primo riguarda le ripercussioni sociali all’interno di Malpensa: «Da quando Giuliano Pisapia ha consentito l’ingresso dei privati in Sea, le condizioni di lavoro e di vita all’interno dell’aeroporto sono peggiorate, non c’è ombra di dubbio. Un privato, infatti, guarda esclusivamente al profitto, mentre una società pubblica può funzionare tenendo conto anche delle esigenze sociali dei propri dipendenti». Il secondo motivo è una banale constatazione economica: «Una cosa è essere azionisti di un carrozzone, altro è possedere quote di una società che rende. Mi pare che Sea, negli ultimi anni, abbia staccato dividenti interessanti per i propri azionisti, se non sbaglio per la Provincia qualcosa come 400mila euro soltanto due anni fa. Perché rinunciarvi per incassare una volta sola i soldi della vendita, un incasso davvero fine a stesso?». Il terzo e ultimo aspetto, ma non meno importante, è per Pedroni quello politico: «Ritengo fondamentale per un amministratore locale essere coinvolto nelle decisioni che riguardano la più importante infrastruttura della provincia e del Nord Italia. Chi vuole vendere sostiene che tanto con lo zerovirgola in assemblea dei soci non ha voce in capitolo? Vero, ma quello zerovirgola ti consente di vivere dall’interno alcune dinamiche e di conoscerle prima. E non è un dettaglio».