«Avanti ma senza forzature»

La Prealpina - 04/08/2016

ospedale unicoAlfieri: serve una mappa dei bisogni. Macchi: progetto assurdo.

«Sono abituato agli annunci di Maroni, per questo procedo con i piedi di piombo. Prima di dire che si costruisce un nuovo ospedale unico, occorre capire quali siano i bisogni socio sanitari del territorio. Serve una mappatura delle eccellenze, un quadro di ciò che funziona a Busto e Gallarate, e si deve iniziare a far lavorare insieme le strutture. Il progetto immobiliare, se deve venire, verrà dopo».

Alessandro Alfieri, consigliere regionale del Pd, non è del tutto contrario all’idea caldeggiata dai sindaci dei due Comuni e dallo stesso governatore. Ma chiede di procedere con serietà. «Siamo reduci – spiega – dall’esperienza di Varese per l’ospedale del bambino al Del Ponte: sono stati investiti trenta milioni per creare le strutture e poi non esistevano risorse per far decollare il progetto. Servono garanzie di sostenibilità. Si fa presto a costruire muri, il problema è far funzionare i reparti. Prima di lanciarsi in proclami, facciamo verifiche».

Non è contrario all’idea? «Non totalmente. Sono prudente. Chiedo progetti sostenibili nel lungo periodo, come Pd vogliamo che il dibattito non si limiti ai giornali ma si avvii un approfondimento nelle commissioni competenti». Per Alfieri la parola chiave è «gradualità»: «Si devono seguire diverse fasi per far sì che le persone lavorino là dentro nel modo migliore, venendo messe nelle condizioni di creare eccellenze. Si deve ragionare per migliorare il servizio ai malati e per ridurre i costi».

Qualcuno dice che sulla sanità si investe solo per guadagnarci: la pensa così? «A volte si sono realizzate opere importanti nella trasparenza, risparmiando. Non si deve per forza vedere del marcio. Io credo che evitando doppioni nelle due sedi attuali già si recuperino risorse. Si deve pensare alla Neuropsichiatria infantile che deve crescere».

Maroni suggerisce di mantenere dei pronto soccorso al Circolo e al Sant’Antonio Abate: altri doppioni? «È prematuro parlarne. Quello che conta, anche sul fronte dell’utilizzo delle sedi dismesse, è il pieno coinvolgimento delle comunità locali. Spesso la Regione ha calato dall’alto delle decisioni senza coinvolgere. Oggi, però, il mantra della nuova riforma è “avvicinare ospedale e territorio”: è fondamentale il dialogo fin da subito nella progettazione del nuovo e nel riutilizzo dei vecchi, con accordi di programma. Le sedi attuali non devono diventare ruderi, possono avere una vocazione legata al socio sanitario».

Alfieri chiede «un passo alla volta senza fare forzature». Ma in consiglio regionale c’è chi invece è decisamente orientato al no. «Sull’ospedale unico si è sbloccato improvvisamente tutto perché ci sono due sindaci di centrodestra, un momento d’oro – ironizza Paola Macchi, per i Cinque Stelle – Io non riesco a immaginare un posto in cui costruire senza cementificare e senza privare il territorio di verde. L’ipotesi MalpensaFiere fa solo ridere. Dobbiamo stare bene attenti».

Macchi teme che si verifichino iter già visti: «Non puoi mettere due punti di primo soccorso a Gallarate e Busto e un altro a due chilometri, perché da sempre si richiede la presenza di anestesista e radiologia. Si vuole risparmiare e si creano doppioni? Le idee non sono chiare».

Per Macchi è «senza senso investire 200 milioni mentre siamo senza soldi»: «Battaglieremo – dice – Anche a Legnano hanno voluto il nuovo e il vecchio attende di conoscere il suo destino. E non parliamo della Città della salute di Sesto che nasce su terreni non bonificati…».

Macchi teme giochi poco chiari: «Non mi piace quando si crea ansia di appalti. Abbiamo Anac e Arac a vigilare sui progetti, ma anche le vendite dei vecchi macchinari andranno controllate con attenzione. Di questa idea non mi convince nemmeno una virgola. Pretendo un piano industriale trasparente sotto tutti i punti di vista. Non possono dismettere due sedi in cui sono già carenti i posti letto: serve uno studio ragionato».