Auto in coda alla porta Sud Il calvario minuto per minuto

La Prealpina - 24/11/2016

Ore 7.30: coda. Mezzogiorno: meno ma pur sempre sostenuta, da quattro o cinque scatti di semaforo per entrare. Ore 18: il delirio. In mezzo, fra un’ora di punta e l’altra, un po’ di tregua. Lasciate ogni speranza o voi che entrate, o meglio vorreste entrare senza stare in fila per venti minuti, mezz’ora o anche di più. Benvenuti a Varese. Benvenuti dalla principale porta sud: largo Flaiano, sbocco finale della bretella dell’Autolaghi. Quanti veicoli transitano al giorno? L’ultima rilevazione, servita per il piano urbano della mobilità, parla di 25.000 auto. E la cifra raddoppia se si considera l’alternativa, sempre da sud, cioè via Gasparotto. E gli automobilisti – i forzati della Bretella – che cosa ne pensano?

«Un incubo in certi orari» spiega una donna, al volante di una Mini, proveniente da Gallarate (ore 7.30). Precede un furgone di una ditta di impianti fotovoltaici. «Coda? Sempre. Per fortuna non la dobbiamo fare tutti i giorni». Nel serpentone di veicoli che si sviluppa dallo svincolo su via Gasparotto, anche due macchine, una gialla, l’altra arancione, di Anas, l’ente al quale compete la bretella. Il fatto curioso è che due mezzi su tre hanno una sola persona a bordo: il conducente. Alla faccia del car pooling.

Quanto dura il verde al semaforo per entrare in largo Flaiano? È di 37 secondi, cronometrati, dieci in meno del via libera da via Sant’Imerio. L’attesa col rosso – sempre per l’ingresso a Varese dalla bretella – è ogni volta di quasi un minuto e mezzo. Tra gli “spettatori” di questo calvario, un questuante che indossa una mantella di plastica per ripararsi dalla pioggia. Non parla bene italiano. Ma capisce la domanda: c’è sempre così tanta coda? Annuisce. «Tanta». Ecco un taxi bianco del servizio di Varese. L’autista è uno del mestiere quando si parla di traffico. «La bretella sarebbe da evitare in certi momenti della giornata per entrare in città».

Ma non si possono nemmeno fare tanti calcoli. Uno si aspetta le code nelle ore di punta e poi la trova, anche più frustrante, a metà mattina, intorno alle dieci. Motivo? Lavori sulla strada? No. Mistero o casualità. Aggirare l’ostacolo ripiegando su via Gasparotto, quindi uscendo allo svincolo, non porta migliore fortuna. Le due “porte” vanno di pari passo; se sono in tanti che bussano a largo Flaiano, idem è in quella di… servizio. Il terzo possibile accesso da sud è da viale Borri. Ma sfocia comunque in largo Flaiano ed è una delle arterie più trafficate di Varese. Senza contare che non è un’alternativa per chi arriva da Milano, Busto o Gallarate. Una quarta soluzione ci sarebbe. Ma non è comoda se non per chi deve bypassare non solo il centro ma quasi tutta la città: si tratta dell’uscita di Buguggiate. «Che andrebbe chiamata Varese sud» ha sempre sostenuto l’ex assessore comunale Fabio Binelli. Da lì si scende al lago. Non è una soluzione comoda, in effetti, per chi deve transitare in Varese. Questa fotografia dell’accessibilità alla Città Giardino è ingiallita, in bianco e nero, fatta con le vecchie macchine appoggiate sul cavalletto. Da sempre la situazione è così, dal punto di vista delle infrastrutture. È cambiato però il volume di traffico: si è moltiplicato soprattutto negli ultimi vent’anni.

Lo dicono altri censimenti a corredo dei piani della mobilità. Il problema atavico è che il centro di Varese, quindi l’asse di via Magenta, piazza Repubblica, piazza Monte Grappa, è un percorso di attraversamento. Mancano le tangenziali. Sono state valutate, disegnate, pianificate nel corso degli ultimi. Ma sono rimaste sulla carta.

Ora, qualcosa dovrebbe cambiare. Si vedrà. Nel frattempo, la porta sud resta una Odissea se capiti nel momento sbagliato. E di sbagliati, durante la giornate, sono tanti i momenti, anzi le ore. Allargando la visuale a tutto il comparto di largo Flaiano e alle sue cinque intersezioni, l’effetto traffico si riverbera poi su via Lazio e soprattutto via Gradisca, dove il semaforo in fondo genera code che faticano a smaltirsi a causa delle confluenza di veicoli provenienti da via Magenta, bretella e via Sant’Imerio. Largo Flaiano. E chi meglio di un (altro) Flaiano, Ennio, compianto giornalista e scrittore, può rappresentare questo calvario? «Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire».

«Servono alternative non basta un rondò»

L’assessore comunale che si occupa di traffico è Andrea Civati. Si è insediato, con la nuova giunta, a fine giugno. E alla prima riunione dell’Esecutivo aveva annunciato proprio una studio per trovare soluzioni al caos dell’entrata in città dalla bretella. Ottimo. A che punto siamo? «Ci stiamo lavorando». La questione però va calibrata all’interno del più ampio piano della mobilità sostenibile, il documento che andrà a formare il nuovo Pgt (Piano di governo del territorio). Sarà pronto (il Pgt) entro la fine del prossimo anno. E di conseguenza anche i progetti e le strategie per alleggerire il carico della bretella, croce e delizia, paradiso e inferno, degli automobilisti diretti a Varese. La filosofia sembra già chiara: «Non è un problema di fluidità del traffico, che non avrebbe in quel punto soluzioni da bacchetta magica, ma di riduzione netta del numero di veicoli che arriva in città dalla Bretella». Un aiuto, non indifferente, arriverà dal collegamento tra la parte finale dell’Autolaghi e via Gasparotto, all’altezza dell’ex complesso Malerba.

La nuova arteria, che offrirà un paio di comodi svincoli in più, verrà realizzata da Esselunga quale contropartita dell’apertura di un supermercato nell’area che fu il “tempio” delle calze e dei filati. L’opera è praticamente certa. C’è un contratto – convenzione – nero su bianco che impegna il colosso della grande distribuzione a costruire la prima parte della bretella Gasparotto-Borri. La seconda, fino a viale Borri, nella zona dei frati cappuccini, era ritenuta indispensabile dalla precedente amministrazione comunale di centrodestra. Non lo è per l’attuale di centrosinistra (e non lo è anche per i costi che sarebbero a carico del Comune).

L’assessore Civati rivela che, una volta confezionato il nuovo piano della mobilità sostenibile, le soluzioni in termini di infrastrutture verranno inviate a Roma al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), per ottenere i finanziamenti. Non bastano quindi interventi sul posto, come la maxirotonda ipotizzata più riprese, a togliere il tappo di largo Flaiano. Servono altri percorsi. Che vanno creati.