Aumentano i contratti assegnati agli svizzeri

La Prealpina - 08/06/2017

Quanto ipotizzato sulla linea di confine riguardo lo spostamento in Svizzera di decine di varesini e alla “preferenza indigena” nelle assunzioni ticinesi sta iniziando, lentamente, ad avvenire.

Lo dice uno studio pubblicato dall’Osservatorio dello sviluppo territoriale dell’Accademia di architettura dell’Usi, l’Università della Svizzera italiana.

Sostanzialmente, i dati più interessanti della ricerca per quanto riguarda la parte italiana, dicono come da fine 2014 a fine 2016, i posti di lavoro in Canton Ticino sono nel complesso aumentati di oltre il 5,8% (+12.714, per un totale dei 231.000 addetti), mentre i frontalieri hanno avuto un incremento circa del 2% (+1.250 unità, per un totale di 64.300). A livello di percentuali si è così passati dal 28.9% al 27.8% del totale degli impieghi. «Questo può significare – spiegano i ricercatori – che almeno in parte il mercato del lavoro ticinese sia stato in grado di assumere proporzionalmente più residenti che frontalieri, ma è probabile che questo andamento sia dovuto anche all’incremento dei posti a tempo parziale, come pure a decisioni individuali dei frontalieri, soprattutto persone giovani e senza figli, di trasferire il domicilio nel Cantone Ticino». Nonostante la leggera frenata del corpo frontaliere all’interno dell’intero plotone occupazionale ticinese, la ricerca ricorda che comunque «il Ticino risulta essere il cantone svizzero dove la percentuale di posti di lavoro dei lavoratori frontalieri è maggiore».

Per quanto riguarda la provenienza di questi frontalieri, la provincia maggiormente rappresentata resta quella di Varese (26.099 lavoratori), appena davanti a Como (25.183). Tuttavia è interessante sottolineare come la calamita rossocrociata stia ampliando sempre più il suo raggio, visto che il maggiore aumento tra il 2010 e il 2014 l’hanno fatto segnare i frontalieri provenienti da province più lontane, cresciuti del 79,2% per attestarsi a quota 4.609 lavoratori. Infine lo studio evidenzia che tra il 2011 e il 2014 le province di Varese e Como hanno perso rispettivamente lo 2,3% e lo 0,9% dei loro posti di lavoro. Un andamento ben diverso di quello registrato dall’altra parte del confine, visto che in Ticino i posti di lavoro sono invece aumentati del 7,9%. Insomma, per il Varesotto, la disoccupazione dovuta alla crisi ha trovato il suo miglior “ammortizzatore sociale” oltreconfine.

N.Ant.