Attanasio trionfa al Premio Chiara

La Prealpina - 19/10/2020

C’è un po’ di Marguerite Yourcenar in “Lo splendore del niente e altre storie” con cui Maria Attanasio ha vinto l’edizione numero trentadue del Premio Chiara: «Ciò che lascia ancora fantasticare è la quantità e l’intensità delle spinte oscure che ci hanno così diretti verso un nome, un fatto, un personaggio piuttosto che verso un altro». La grande autrice franco-belga sembra infatti aver ispirato questa scrittrice siciliana «appartata, ma la cui opera è accompagnata oggi da una crescente attenzione, da una continua curiosità».

E curiosa, ma molto ben radicata nella storia della sua amata Caltagirone, è la raccolta di racconti che s’è largamente imposta ieri nella consueta cornice di Villa Ponti Napoleonica: 68 i voti che le sono stati attribuiti dalla giuria popolare contro i 41 di Ermanno Cavazzoni e i 29 di Valerio Magrini, in una triade risultata fra le migliori degli ultimi anni per originalità ed intensità narrativa. «Si nasce per caso in un luogo, che può diventare scelta, destino – ha detto la vincitrice – e destino di scrittura è stata per per Caltagirone, l’immaginaria Calacte della maggior parte di questi racconti di donne ribelli, non rassegnate, di cui spesso resta solo un gesto, un dettaglio impigliato in vecchi libri o nelle scrittura di cronisti locali».

Marta Morazzoni, che al Chiara s’impose un anno fa, ha rivestito i panni dell’intervistatrice dei finalisti, in questo avviando un nuovo corso che, nelle intenzioni dell’Associazione Amici di Piero Chiara, vuole di volta in volta affidare questo compito proprio a chi ha vinto il Premio l’anno precedente. Un modo simpatico per tendere un legame tra una edizione e l’altra.

Quella appena conclusa (ma che prosegue come Festival del Racconto: martedì ore 17.30 al Maga di Gallarate con l’apertura della mostra fotografica di Maria Cristina De Paola, vincitrice nel 2019 del Premio Prina, mercoledì ore 18.30 al Salone Estense di Varese con l’ospite d’onore Carla Fracci) ha visto un numero di partecipanti alle diverse articolazioni della rassegna superiore anche alle prime edizioni negli anni Ottanta. “Merito” forse, si fa per dire, proprio del terribile virus che ha costretto in casa per mesi tanti scrittori, in special modo gli “aspiranti tali” che appartengono alle nuove generazioni? Nessuno può affermarlo con certezza, ma è probabile che un legame tra i due fatti esista.

Di sicuro, la giuria letteraria presieduta da Romano Oldrini per quanto concerne il Chiara maggiore, Salvatore Consolo per i Giovani, Andrea Fazioli per gli Inediti, ha dovuto lavorare parecchio per orientarsi fra i tanti racconti proposti, provenienti da tutta Italia e dal Canton Ticino. Ma al di là degli aspetti numerici va sottolineata la qualità dei lavori e la presenza di case editrici importanti come Sellerio per la vincitrice, La nave di Teseo per Cavazzoni e le sue “Storie vere e verissime“, Einaudi per “Sopriuo: istruzioni per l’uso” di Magrelli. Segno che il Premio Chiara tiene botta, dopo oltre tre decenni di vita, ai tempi difficili che stiamo attraversando.