Assunti con il Jobs Act licenziati dopo 3 mesi

Il Jobs Act che riduce il numero dei contratti a termine e spinge per la loro trasformazione in assunzioni a tempo indeterminato e il Jobs Act che consente licenziamenti più facili. Sono le due facce della riforma del lavoro che hanno iniziato a delinearsi anche in provincia di Varese. A testimoniarlo, i numeri elaborati dall’ufficio vertenze e legale della Cisl dei Laghi.

Nel 2015 sono stati 768 i lavoratori assistiti, di cui 512 sul fronte vertenze e 256 in procedure concorsuali. Ingente la somma di denaro recuperata a favore dei lavoratori, pari a oltre quattro milioni e mezzo di euro. E, se da un lato si è registrata una forte contrazione del contenzioso sui contratti a termine, dall’altro i referenti dell’ufficio hanno assistito i primi lavoratori licenziati assunti con il Jobs Act.

«Sappiamo che con il Jobs Act le tutele dei lavoratori si nono ridotte – spiega il responsabile dell’ufficio vertenze Cisl dei Laghi, Antonio Matroberti – e con i nuovi contratti, iniziati da gennaio 2015, abbiamo assisttito anche una decina di licenziati. Non si va in causa, dal momento che i risarcimenti sono già previsti dalla legge». Certo è che essere assunti e poi licenziati dopo pochi mesi è una altalena poco piacevole.

Eppure, nel complesso, il mercato del lavoro varesino sembra migliorare.

«Guardando ai numeri – commenta ancora Antonio Mastroberti – possiamo dire che abbiamo in qualche modo archiviato la crisi iniziata nel 2007: lo scorso anno si è infatti avuta una drastica riduzione dei fallimenti delle aziende, sia come numero complessivo che come numero di lavoratori coinvolti in questi fallimenti. Sono anche cambiate le tipologie di aziende fallite. Mentre in passato a fallire era soprattutto imprese del manifatturiero, nel 2015 abbiamo visto un incremento dei fallimenti nel settore terziario , per lo più in aziende di dimensioni ridotte».

Aumentano i lavoratori che vengono pagati con i voucher, il cui utilizzo non è ancora completamente chiaro. permangono, tra l’altro, situazioni di lavoratori retribuiti totalmente in nero, non regolarizzati nè assicurati. Numerose sono anche le vertenze dei collaboratori familiari che alla conclusione del rapporto di lavoro aprono il contenzioso nei confronti delle famiglie.

Non mancano tendenze preoccupanti. «Come eredità della crisi – spiegano i referenti dell’ufficio – assistiamo al fatto che i lavoratori, sempre di più, pur di conservare il posto di lavoro o a fronte di una difficile ricollocazione, accettano in misura maggiore rispetto al passato, una contrazione dei loro diritti. Nei prossimi anni, dunque, potrebbero svilupparsi contenziosi nell’ambito della discriminazione». Il tutto senza dimenticare anche l’uso un po’ troppo ingenuo dei sociali network.