Assumete quei precario vi denuncio in procura

La Prealpina - 20/11/2018

Gianluigi Paragone, parlamentare dei 5 Stelle, va giù dritto: «Sono mesi che metto alla berlina quello che accade a Malpensa, uno dei luoghi del grande bubbone del precariato». Quindi? «Se continueranno a non ascoltarmi presenterò denuncia alla procura della Repubblica per sfruttamento nel mondo del lavoro».

Dal pianto all’euforia

I dati monstre che promuovono lo scalo della brughiera come il punto di riferimento del traffico aeroportuale nel Nord Italia, l’aumento vertiginoso dei passeggeri che ha portato l’aeroporto dal pianto greco del de-hubbing all’euforia di questi ultimi mesi, non deve far passare in secondo piano il tema del lavoro. Di questo è fermamente convinto il senatore varesino che, già in campagna elettorale, ha puntato l’indice accusatore su Malpensa e ha continuato la battaglia anche di recente postando video sui social e lanciando anatemi su internet. Ma nulla sembra cambiare, nonostante Paragone sia in possesso di «documenti scottanti», avuti grazie alla collaborazione con la Cub Trasporti di Renzo Canavesi. «Questo aeroporto sta andando a gonfie vele – va subito al nocciolo della questione – ma è assolutamente in difetto sul tema di lavoro. Per noi che siamo al governo questo è il punto». Il cosiddetto Decreto Dignità sta creando enormi contraccolpi nel mondo occupazione, i 5 Stelle lo difendono a spada tratta. E, pure a Malpensa, ne chiedono la ferma applicazione. Il che fa arrivare Paragone a una semplicissima conclusione: «O assumono centinaia di persone o diventa indispensabile un’azione legale». Nel mirino ci sono Airport Handling e tutto il sottobosco delle cooperative e delle altre realtà che offrono lavoro a condizioni che, secondo il parlamentare pentastellato, «devono essere verificate».

L’alternativa è l’illegalità

Le cifre, per lui sono molto chiare. Alle centinaia di precari, risponde con una proposta numerica che non può passare insosservata: «Ci deve essere l’impegno di assumere dai 350 precari in su distribuendo le percentuali tra le varie realtà che operano allo scalo, almeno 200 devono essere di Airport Handling». Di fronte a uno scenario del genere, il quadro dell’occupazione a Malpensa rischia di saltare. I datori di lavoro bolleranno questa proposta come il tentativo di mandare tutti a mare perché certe condizioni non possono essere applicate a un numero così elevato di persone. «L’alternativa – scandisce però Paragone – è l’illegalità. Non sono più disposto a scherzare, non sono un politico nel senso tradizionale del termine, non ho interessi diversi da tutelare rispetto a quelli dei lavoratori, i cui diritti vengono calpestati. Ripristiniamo condizioni di regolarità in un aeroporto dove continuano a resistere sacche di precariato».

Lotta al ricatto neoliberista

L’offensiva di Paragone su Malpensa non è una sparata occasionale, poggia le sue fondamenta sulla «lotta al ricatto neoliberista» che caratterizza la sua impostazione politica e il suo conseguente agire. «Lì dentro (a Malpensa, ndr) c’è l’umiliazione dei lavoratori», tuona il giornalista. Che sposta l’attenzione solo per un attimo, giusto il tempo di rivolgere lo sguardo verso chi comanda: «Voglio sapere quali siano i compensi dei manager, voglio proprio vedere che cifre girano all’aeroporto così da comprendere ancora meglio le contraddizioni che caratterizzano il mondo del lavoro. Il mio avvertimento va a Sea, ma non solo. Anche le cooperative devono essere esaminate con molta cura». E se ancora il gigante Malpensa non dovesse rispondere, se tutto rimarrà immutato, Paragone annuncia: «Accompagnerò ad uno ad uno i lavoratori in procura per presentare denuncia». Lo dice con la ferma convinzione che «Malpensa sta scommettendo non solo sulle compagnie low cost ma su un aeroporto low cost, nel senso che costa poco perché non rispetta i diritti dei lavoratori». Già da queste premesse si capisce che la battaglia è appena cominciata.