Ascom chiede le dimissioni dell’assessore Perusin

La Prealpina - 20/06/2017

I commercianti chiedono le dimissioni dell’assessore alle Attività produttive Ivana Perusin (nella foto Archivio): alla base della presa di posizione di Ascom, la contrarietà al “Varese Pride” di sabato scorso in centro (meno 40 % di incasso per i negozi). Ad alzare la voce era stato il fiduciario Marco Parravicini, che ora torna alla carica contro Perusin (la quale aveva ribadito la volontà di proseguire nel dialogo). Ascom ribadisce che questa collaborazione non è mai mancata «dalle manifestazioni autunnali agli eventi natalizi e primaverili». Ma poi ci sono le dolenti note: «Purtroppo, a fronte di una grande disponibilità collaborativa, dobbiamo rilevare che i recenti provvedimenti adottati da questa Amministrazione non rispecchiano le reali esigenze degli operatori commerciali. A partire dal nuovo piano della sosta, per il quale abbiamo presentato un documento nel quale chiedevamo prioritariamente la gratuità della prima mezzora per tutta la città e la riduzione del numero dei permessi speciali».

E infine la tegola della chiusura del centro per il Gay Pride di sabato scorso, «data non concordata che ha causato il prevedibile crollo di affluenza». A stretto giro di posta la replica di Perusin: «Sono sicura che le dichiarazioni siano frutto di un’incomprensione. Non credo che siano mancate le occasioni di dialogo, da me sempre ricercate. Dobbiamo invece proseguire con il gioco di squadra nell’interesse di Varese. Propongo di vedersi subito, già settimana prossima, per fare un bilancio delle iniziative e dei progetti messi in campo fino ad ora e sulle proposte per il futuro». Sul tema interviene anche un altro commerciante, Paolo Ambrosetti del Comitato “Diamoci una mano varesini” che invita al dialogo con un assessore «che sino ad ora si è resa sempre disponibile al confronto. Le polemiche di questi giorni non portano nessun valore costruttivo. Non c’entrano nulla il tema del corteo né il dibattito sull’opportunità o meno di parteciparvi. Niente di tutto questo, ma solo dissenso per un sabato commercialmente buttato via. Solo con il dialogo reciproco si possono raggiungere grandi obiettivi». L’assessore ha «accolto le nostre proposte di spostamento degli eventi che precludono l’ingresso in città in giorni o fasce orarie più consone al commercio cittadino. In alcuni casi si è raggiunto un accordo in altri meno».

Arcigay attacca i commercianti «Vogliono mandarci in periferia»

 

Commercianti contro il Varese Pride. Continua la polemica attorno alla manifestazione di sabato pomeriggio che ha chiuso il centro storico e causato, secondo Marco Parravicini, fiduciario di Ascom di Varese città, un incasso ridotto del «30-40% per gli esercenti». A replicare alle accuse è Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese, affidandosi a una breve nota: «Questa lamentela – dice Boschini – rappresenta un tentativo politico maldestro per estromettere il Pride dal centro, e spero che questa cosa non diventi una scusa per farci fare un giro esterno l’anno prossimo». E a proposito del 2018, l’organizzazione non si è attirata l’amicizia dell’amministrazione comunale che, dopo il patrocinio e lo spostamento più centrale dell’evento, ha avuto parole negative contro il sindaco Davide Galimberti, “reo” di non aver partecipato al corteo. Tanto che, a queste parole del presidente nazionale di Arcigay, Flavio Romani, l’assessore Andrea Civati, che si trovava nei pressi del palco dei discorsi del Varese pride di sabato, si è allontanato da quella postazione ravvicinata.

Tornando alla polemica dei commercianti, che riprende quanto avviene anche su altri eventi che riguardano il centro cittadino, su tutti la Tre Valli Varesine, come controcanto vi è anche la richiesta, sempre delle associazioni di categoria, di organizzare eventi in città per richiamare turisti e visitatori. Una convivenza complicata: «In tutto il mondo i commercianti scommettono sul Pride, solo a Varese diventa un problema, come se fosse l’unica manifestazione che ha chiuso il centro negli ultimi vent’anni. Via Sacco – aggiunge Boschini – è rimasta chiusa dalle ore 14.30 alle 15.15 e le altre vie chiuse al passaggio del corteo e riaperte gradualmente. Ascom è miope e fuori dal mondo: non escludo che dietro questa dichiarazione possa esserci qualche interesse politico. I commercianti seri dovrebbero dissociarsi da questa diatriba inutile e prendere a cuore il Pride che, oltre a essere una manifestazione per i diritti, è anche un evento che porta visibilità e persone alla città di Varese». E infine: «Già il giorno dopo la parata sono usciti dicendo che c’è stato un calo del 30%: conoscendo i giornali locali le stime quindi le avrebbero fatte la sera stessa del Pride intorno alle 18? Che rapidità. Oggi è già diventato il 40%. Domani la bancarotta?».

E addirittura la cifra sale, stando almeno a quanto dice Antonella Zambelli, responsabile Ascom di Fipe, la categoria dei pubblici esercizi, bar e ristoranti: «Io ho registrato il 40-50% in meno rispetto ad altri sabati – afferma – e in piazza Monte Grappa so che è andata anche peggio. Non hanno potuto posizionare i tavolini dalle ore 8 alle 20, perdendo tutta la giornata degli aperitivi e dei pranzi. Servirebbe parlarsi e avere più lungimiranza. Tutti hanno diritto a manifestare, senza che altri vengano penalizzati oltremodo.

Penso anche ai tedeschi che hanno parcheggiato in via Volta e si sono visti portar via le auto perché difficilmente hanno compreso una comunicazione scarsa sul divieto di sosta. Questi turisti che pubblicità faranno a Varese dopo che hanno loro portato via l’auto con la rimozione forzata?»