Arriva la Bike Card: è polemica

La Prealpina - 12/01/2018

Nel ciclismo amatoriale a tenere banco in questo inizio anno è la Bike Card. Una tessera ideata dalla Federazione ciclistica italiana che non rilascia ai possessori alcun vantaggio se non quello di potere partecipare a manifestazioni degli enti aderenti all’iniziativa. L’idea è partita con diverse difficoltà, l’annuncio solo dopo pochi giorni di un “buco” economico nelle casse federali ha subito fatto pensare che tale iniziativa non fosse altro che un nuovo modo per fare pagare i debiti ai cicloamatori, ma ben presto tale messaggio è stato spiegato dagli organi competenti.

Si è parlato e scritto molto, così Gianantonio Crisafulli (foto londoni.it), responsabile nazionale del Settore amatoriale della FCI, spiega: «L’aspetto della sicurezza, della salute e delle norme ci porta alle questioni legate alla Bike Card. Prima di tutto vale la pena ricordare che non si tratta di una tassa, come erroneamente e demagogicamente è stata descritta. Si tratta di una cardrichiesta soltanto ai non tesserati alla FCI e agli Enti aderenti che vogliano gareggiare in manifestazioni organizzate da queste realtà. Non c’è alcun obbligo a partecipare alle nostre manifestazioni; si può tranquillamente svolgere la propria attività senza dover acquistare la bike card. Del resto, se qualcuno ha sentito la necessità di tesserarsi per uno specifico ente perché, come scritto da qualche parte, “più vicino alla propria cultura o credo”, è giusto che faccia attività amatoriale con chi ritiene. Se, però, vuole correre in manifestazioni della FCI e degli Enti aderenti, in cui la salute e la sicurezza sono al primo posto e le regole previste dal legislatore vengono applicate, allora deve acquistare la bike card. Del resto, nessuno si sognerebbe di definire “tassa” una quota di iscrizione che si paga in occasione della partecipazione ad una gara. Definirla “tassa” (qualcuno l’ha definita una “tassa sul sudore”, ndr) e indurre il pubblico a credere che ognuno debba pagarla per il solo fatto che va in bicicletta o che pratica ciclismo amatoriale credo che sia stato un pessimo servizio di informazione. La vera essenza della bike card è un’altra: si tratta di un messaggio/provocazione inviato a tutti gli Enti».

Tutto molto chiaro, anche se pensiamo che alla fine la Bike Card sarà acquistata da pochi cicloamatori. Inizialmente gli Enti al fianco della FCI erano ACSI e UISP, poi s’è aggiunta Libertas e, dopo l’incontro di martedì scorso, entrerà quasi sicuramente anche CSAIn, ovvero la quasi totalità degli Enti che tesserano cicloamatori. Per fare un esempio, nel Varesotto l’ACSI fa la parte del leone con 1.700 tesserati, i federali non arrivano a 500, mentre gli altri Enti hanno numeri praticamente insignificanti. Quindi, previsione di acquisto di Bike Card pari a zero. Probabilmente tale manovra è rivolta a far scomparire gli Enti più piccoli, poco strutturati e con un’attività organizzativa minore, e da questo punto di vista non possiamo dar torto a chi ha pensato a tale eventuale ristrutturazione del settore amatoriale. Tante piccole realtà sono nate dalla fuoriuscita di dirigenti da FCI e ACSI che poi hanno fondato piccole realtà ciclistiche sul modello della politica italiana, sempre più spezzettata in tante fazioni.

A nostro parere la Federciclo non sempre tiene in grande considerazione i cicloamatori, mentre nell’ACSI sono i protagonisti. I federali sono però più attenti alla sicurezza e sanzionano gli organizzatori qualora non tutto sia come dev’essere, mentre negli altri Enti spesso e volentieri le norme relative alla sicurezza sono sconosciute e non sempre c’è un organo di controllo. Dunque, tutti hanno i loro pregi e i loro difetti. Non ci sarebbe da stupirsi se la Bike Card finisse prima ancora di iniziare, magari con gli Enti pronti a versare alle casse federali una cifra “x” per ogni tesserato nell’attesa magari di riunire tante realtà in pochi soggetti, anche se qui si entra probabilmente nel fantaciclismo.

Nel mondo amatoriale c’è poi il ciclismo-business delle granfondo, che va dissociato dall’attività ciclistica tradizionale e merita d’essere trattato a parte. Sarebbe bello che dal settore amatoriale venisse un aiuto per il ciclismo giovanile, l’attività agonistica vera: quasi mai è così. La nostra provincia da qualche tempo è riuscita a mettere in contatto ciclismo amatoriale e giovanile con eventi amatoriali (gli unici nei quali si paga un tassa di iscrizione) che poi si affiancano con i loro proventi a iniziative legate al ciclismo dei ragazzi. Davvero un bel segnale per lo sport della bicicletta.