Aperti anche di notte i tre valichi con l’Italia

Il Consiglio federale, il Governo centrale della Svizzera, ha ribadito il proprio “no” alla chiusura notturna dei valichi secondari in Ticino. Solo il luinese ne conta ben tre: Fornasette, Palone e Cremenaga. Quest’ultimo nel 2017 è già stato chiuso in via sperimentale per sei mesi, dalle 23 alle 5 del mattino, un modo per capire se la criminalità transfrontaliera esistente potesse desistere dallo scorrazzare di notte in Ticino.

Molte furono le proteste a livello politico. Si attivarono anche le Ambasciate italiana e svizzera per abbassare i toni per ciò che i sindaci italiani ritenevano essere una violazione di accordi internazionali sulla libera circolazione delle persone. Nei giorni scorsi, a seguito anche di due furti col botto ai danni di due bancomat – di cui uno a poche centinaia di metri da Clivio Roberta Pantani della Lega dei Ticinesi ha nuovamente chiesto a gran voce a Berna di replicare la misura chiudendoli di notte.

La risposta è arrivata subito da Ueli Maurer, non proprio un ministro qualunque della Confederazione ma colui che più di altri ha spinto per una politica che fa riferimento alla destra conservatrice. Il responsabile del Dipartimento delle finanze, sotto la cui amministrazione sono le dogane, ha negato questa possibilità precisando che tale scelta si basa sul fatto che gli sbarramenti notturni come quello avvenuto a Cremenaga nel 2017 hanno avuto un debole impatto sulla criminalità transfrontaliera. «Come emerso da colloqui con l’Italia – ha poi concluso Maurer – la chiusura notturna avrebbe invece effetti negativi sulla collaborazione in ambito migratorio». Una doccia fredda per il Ticino, mitigata solo dalla misura adottata da poco, ossia il posizionamento in quelle stesse dogane di barriere che possono essere chiuse dagli svizzeri solo in caso di necessità, con l’aggiunta di potenti sistemi di sorveglianza. «Ora sono i bancomat a suscitare preoccupazione – ha detto la Pantani sull’organo di stampa della Lega dei Ticinesi – un domani potrebbe essere il riacuirsi dei furti nelle abitazioni. I valichi sono stati nel frattempo muniti di barriere, da chiudersi secondo necessità: se non è necessità questa, forse a Berna non hanno tanto chiara la situazione». La notizia della non chiusura ha fatto la felicità di qualche frontaliere turnista che sui social ha commentato la notizia forse con troppa enfasi. Felice di non dover allungare la strada di tre o 4 chilometri, perché di questo si tratta nel caso luinese. Fatti salvi i toni talvolta arrembanti di politici svizzeri, il quesito posto sulla sicurezza nella regione di frontiera non riguarda solo una parte del confine. Nel caso dei due colpi messi assegno ai bancomat esterni degli istituti bancari Raiffaisen nei giorni scorsi, con tanto di esplosione nel cuore della notte, gli inquirenti svizzeri credono che si tratti di bande dall’Italia – forse composte da stranieri – che conoscono bene dove possono passare e in quali ore della notte o del giorno. Nelle pieghe della decisione di non chiudere i valichi ci sono anche le difficoltà di dialogo con l’Europa e con l’Italia, anche sul dossier fiscale che riguarda i frontalieri che, ad oggi, stando a quanto dicono i negoziatori svizzeri, è ancora al palo.