Anomalia Busto: pochi alberghi e un potenziale da sfruttare. «È ora di investire»

La ricettività è carente ma «Busto ha un potenziale di attrattività da sfruttare»: lo certifica l’università Liuc, che ha analizzato i dati delle celle telefoniche della piattaforma Vodafone Analytics per misurare l’incremento di visitatori (in media più 21,7%) che portano gli eventi culturali, sportivi e fieristici che si svolgono in città. Dati che amplificano la percezione del presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi: «È un’anomalia che una città come Busto Arsizio abbia un solo albergo a quattro stelle. L’offerta ricettiva è carente». Il paradosso è che in centro ci sono due alberghi chiusi da anni: l’Astoria di viale Duca d’Aosta e il “matitone” di via Magenta del gruppo Begnini, mai aperto.

Intercettare le opportunità

L’evento Busto Lab, organizzato dall’amministrazione comunale insieme alle associazioni di categoria (Confcommercio in primis ma anche Confindustria, Confartigianato e Camera di Commercio di Varese) ha colto nel segno, radunando ai Molini Marzoli una platea significativa di portatori di interesse sul tema dell’ospitalità a Busto. L’obiettivo era riflettere sulla scarsa capacità ricettiva della città a partire dai dati oggettivi dello studio Ascom-Liuc. «A noi interessa che si sviluppi in città la capacità di trattenere le persone che vengono a Busto – rimarca la vicesindaco e assessore allo sviluppo economico Manuela Maffioli – portando sviluppo e alimentando il nostro commercio e i pubblici esercizi».

I dati

Per misurare l’attrattività di Busto Arsizio, la Liuc ha sfruttato i dati della piattaforma Ascom-Vodafone Analytics, che monitora le celle telefoniche suddividendo la città in quattro zone più una (il centro storico). «Abbiamo preso a campione alcuni eventi a MalpensaFiere e alla e-work Arena – spiega Andrea Venegoni, ricercatore dell’Università di Castellanza – comparandoli con la media di presenze nei giorni “normali” senza eventi». Il risultato è che gli eventi presi in esame generano un maggior afflusso di visitatori del 21,2% in media. In particolare è MalpensaFiere, che porta il 40% di visitatori in più nella sua zona nei giorni di fiera (e il 21,7% in più nel centro storico), a generare attrattività extra, più degli eventi sportivi della e-work Arena (più 33% in zona, più 17% in centro) e delle iniziative culturali in centro (più 22% di visitatori). Il che significa che «Busto Arsizio ha un potenziale di attrattività da sfruttare», con il polo fieristico come «punto di forza». Ma è un’attrattività «non soggetta al calendario, visto che in occasione di eventi si registra un incremento di visitatori sia nei giorni feriali che in quelli festivi e in ogni periodo dell’anno, segno che Busto Arsizio è una meta che non conosce stagionalità».

Paradosso Busto

Dati che si rivelano paradossali in relazione all’offerta ricettiva della città, che conta solamente 326 posti letto distribuiti su 36 esercizi, di cui appena tre alberghi (rispettivamente da quattro, tre e due stelle) e una residenza turistico alberghiera. Numeri mostrati da Anna Deligios, di Camera di Commercio. A Busto Arsizio nel 2022 sono arrivati 17.388 turisti, appena il 4,8% in meno del 2019 (mentre in provincia di Varese lo scarto negativo rispetto al periodo pre-pandemia è ancora del 25%), per una permanenza media di 2,2 notti e un totale di quasi 38mila pernottamenti. Un centinaio al giorno, un dato ben al di sotto dell’offerta di 326 posti letto. «Ma l’offerta – sottolinea Fredrick Venturi – è molto scarsa per una città con un tribunale, un ospedale e un grande sistema produttivo. C’è qualcosa che non torna, se facciamo una comparazione con Varese. Oggi probabilmente buona parte dei pernottamenti vanno al di fuori del comune, come anche a Gallarate». Lo conferma anche un operatore del settore, titolare di un B&B a Busto: «C’è una domanda enorme che mi sta portando ad aprire una nuova struttura ricettiva».

L’albergo che non c’è

Sul motivo per cui a Busto ci siano così pochi alberghi, Venturi propende per un problema strutturale del “sistema Italia”: «Oggi gli investimenti nel settore si concentrano dove il ritorno è garantito, il 52% nel 2021 è andato su Milano, Roma, Firenze e Venezia. E scontiamo un settore poco industrializzato e una tassazione patrimoniale aumentata in modo esponenziale». Sta di fatto però che «a Busto la necessità di investire c’è. Sicuramente c’è un’offerta carente». Una possibilità “low cost” è quella dei B&B e degli affitti brevi, a cui l’associazione BBVarese martedì 21 dedicherà un seminario informativo. «Conviene più del classico affitto 4+4 che è soggetto al rischio morosità» suggeriscono gli operatori immobiliari. Oppure la formula condo-hotel, che darebbe fiato alle «migliaia di unità immobiliari sfitte e invendute in città» segnalate dal presidente provinciale di Ance Massimo Colombo, che invita a tenere i piedi per terra quando ricorda «i negozi chiusi e sfitti» La vicesindaco Manuela Maffioli fa appello alla necessità di un salto culturale: «Il concetto di albergo diffuso a Busto potrebbe prendere un volto concreto. Sperando che i nostri due alberghi centrali possano rinascere a nuova vita. Sì, c’è qualche saracinesca chiusa in centro, ma al netto dei subentri nel commercio c’è sempre il segno più».