Angera Il Museo non lascia ma “sestuplica” Inaugurati i nuovi siti tra arte e reperti

La Provincia Varese - 03/05/2017

Sono stati inaugurati il 1° maggio i sei nuovi siti del Museo Diffuso di Angera, che dall’inaugurazione di un anno fa, è stato visitato da migliaia di persone, tra cittadini della zona e turisti da tutto il mondo. Un percorso all’aria aperta, da percorrere a piedi o in bicicletta, per visitare luoghi, monumenti, siti storici, artistici e paesaggi presenti sul territorio comunali. L’inaugurazione si è svolta, a causa del maltempo, nella sala conferenze del museo archeologico della città e anche il ricco programma ha dovuto subire tagli e rinvii. I nuovi siti del Museo Diffuso di Angera sono lo splendido cortile dell’antica Causa Pia Carlo Ondoli, dove alla fine dell’Ottocento venne fondato il primo ospedale angerese grazie alla donazione di Carlo Ondoli, la Contrada di Amore, via da ‘Muu, dove i ragazzi di Angera sono soliti fare la proposta nuziale alle fidanzate e la strana storia dei soldati cecoslovacchi che durante la prima guerra mondiale furono di stanza ad Angera. Siti nuovi che visitatori e turisti possono già ammirare sono il Fanciullo di Angera, opera muraria realizzata da Andrea Ravo Mattoni, inaugurata lo scorso settembre, la croce della pesta sul lungolago in fondo a via Prato delle Ossa e il lavatoio di Capronno, frazione di Angera. I sei nuovi siti del Museo Diffuso sono una selezione delle tante proposte arrivate e nuovi siti verranno inaugurati in futuro, con percorsi tematici legati alla pittura devozionale, al paesaggio agroalimentare e a personaggi benemeriti. «Questa amministrazione – dichiara Valeria Baietti, assessore alla Cultura e al Turismo – punta molto sul rilancio turistico di Angera che merita il nostro impegno al fine di farne conoscere la bellezza sul piano nazionale e internazionale». I siti del Museo Diffuso sono al momento ben quarantasei. «La stagione turistica è partita benissimo – prosegue l’assessore – con una media di 180 passaggi al giorno nei primi giorni di apertura; confidiamo nello stimolo che i progetti culturali possono offrire anche all’imprenditoria locale, con la creazione di prodotti tipici e con la valorizzazione del patrimonio anche da parte delle strutture private»