Anche Zanzi esce dal gruppo «Nature Urbane? Così non va»

La Prealpina - 18/10/2019

Varese città unica sul fronte ambientale. «Nature Urbane, così come è svolto, va modificato, radicalmente». A dirlo è il vicesindaco Daniele Zanzi, che è anche agronomo di fama internazionale e che è stato il primo a pensare una manifestazione incentrata sulla valorizzazione ambientale della città. Idea lanciata, seguita per un po’ e poi lasciata “andare” per la sua strada, perché sotto la supervisione di altri assessorati, e giunta lo scorso settembre alla terza edizione. Dopo una seconda, distante dalle corde del vicesindaco, poiché l’evento ha «preso una strada diversa da quella immaginata». Zanzi, che cosa fa, critica una sua creatura? «Ho dato l’idea, in tempi non sospetti, ma questo festival ha avuto un taglio prettamente artistico ed è stato tarato molto meno sull’ambiente». Una bocciatura, la sua? «No, dico però che comprendo la problematica sollevata da albergatori e commercianti». I primi perché di turisti che hanno pernottato non ve ne sono stati molti, i secondi perché di affari significativi pare che l’evento non ne abbia portati. «Le manifestazioni seguite sono sempre un valore aggiunto per la città, ma forse si poteva fare di più per richiamare i turisti». Che cosa suggerisce? «Prima di tutto di sfruttare il fatto che il 72 per cento del territorio cittadino sia vincolato e protetto. Ciò significa che si possono aprire le porte davvero al mondo, facendo conoscere il territorio, partecipando per esempio ai Green Awards europei, piuttosto che tentando di ottenere altri riconoscimenti Unesco alla città per rilevanza ambientale, cosa che farebbe salire i già unici riconoscimenti della provincia per Sacro Monte, l’Isolino Virginia, il Monte San Giorgio e Castelseprio». Come potenziare Varese grazie al suo patrimonio ambientale? «Il territorio è particolarmente attivo, con i suoi imprenditori, per esempio: valorizzare l’am – biente è un concetto che si può manifestare in progetti collegati ai pannelli solari piuttosto che alle auto elettriche, non si declina solo sul fronte turistico il vantaggio di un territorio unico». Altre proposte? «Bisogna essere visionari e improntare la vita quotidiana a una valorizzazione del patrimonio ambientale: il festival deve essere la punta dell’iceberg di una impostazione nuova di vita economica, urbanistica e sociale: le iniziative devono esserci tutto l’anno, il festival può essere il culmine». Un nome per il progetto? «Ho sempre pensato a La città in un giardino, perché rappresenta perfettamente Varese».