Anche Teheran ama il “made in Varese”

Le Pmi varesine riscoprono un Paese “difficile”. Le opportunità ora ci sono, l’interesse verso i prodotti di qualità delle imprese locali è già stato manifestato, la situazione geo-politica dell’area richiede un’opera costante di informazione e aggiornamento. A poco più di un anno dalla liberalizzazione degli scambi commerciali – la fine dell’embargo risale al 16 gennaio 2016 -, l’Iran è ormai uno dei mercati più interessanti anche per le nostre aziende: la conferma viene anche dai 150 operatori presenti a Malpensafiere al primo seminario del ciclo che Camera di Commercio e Provex dedicano all’internazionalizzazione.

«Siamo di fronte a quella che è forse la novità di maggior interesse nel commercio internazionale degli ultimi mesi – sottolinea il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Albertini -. Certo, le ultimissime vicende statunitensi richiedono una costante attenzione verso la situazione in Iran, ma al momento è un mercato che si sta aprendo e che va approcciato con grande cura. Negli scorsi mesi abbiamo già promosso diverse iniziative: penso alla partecipazione alla fiera iranplast di Teheran e agli incontri business to business. Sempre abbiamo constatato un forte interesse da parte degli operatori iraniani verso i nostri prodotti, percepiti come ad alta qualità». In particolare, i settori dove maggiori appaiono le opportunità sono quello dell’oil&gas con la necessità di nuove tecnologie per valvole, raccordi e strutture per la lavorazione del petrolio ma anche quello dell’automotive, con un parco vetture molto vecchio e con la previsione di immatricolarne 2 milioni all’anno nell’immediato futuro, e quello del design, con la crescente sensibilità verso le nuove tendenze da parte della élite iraniana. Di più, per le imprese c’è la scelta da parte del governo di Teheran di un’esenzione dalle imposte lungo cinque anni per tutte le nuove società private, a esclusione di quelle del settore dei servizi. Il governo iraniano mira così ad attrarre investimenti esteri fino a 50 miliardi di dollari annui.

Il sistema Varese ha già dimostrato la propria reattività di fronte a queste opportunità: nel primo anno delle liberalizzazione, nel periodo gennaio-settembre (ultimi dati disponibili), l’export è cresciuto del 65% e, applicando la stima di crescita elaborata da Sace per l’Italia, potremmo arrivare a circa 80 milioni di euro entro il 2018.