Anche le microimprese devono andare a scuola di finanza

Varesenews - 16/03/2018

È indubbio che, negli anni peggiori della crisi economica, i consorzi fidi delle associazioni di categoria sono stati fondamentali per permettere alle imprese di aggirare il cosiddetto credit crunch (la stretta del credito) e poter accedere al prestito bancario. In questa fase di ripresa economica però ci si interroga sul ruolo di questi “fideiussori collettivi” alla luce anche dell’evoluzione del mondo del credito, ormai non più monopolio delle banche.

Il workshop organizzato alle Ville Ponti da Ascomfidi Varese, la cooperativa di garanzia dei commercianti, oltre a fare il punto della situazione ha dato una serie di spunti, soprattutto alle micro e piccole imprese, in tema di formazione e programmazione finanziaria, da cui una buona gestione aziendale non può prescindere.
LO STATO DI SALUTE DI ASCOMFIDI
La cooperativa di garanzia dei commercianti, che dal 2009 è socio fondatore di Ascomfidi Lombardia, non ha problemi. A certificarlo sono stati gli stessi ispettori della Banca d’Italia. «Ci hanno aiutato molto e anche fatto capire che il futuro sarà migliore» ha detto il presidente Attilio Aimetti che ha anche ricordato il ruolo avuto nella nascita della cooperativa da Carlo Bottinelli, socio fondatore e attuale presidente onorario di Confcommercio Ascom Varese.

La cooperativa di garanzia, che conta 7.000 soci, in 40 anni di attività ha garantito oltre 30mila operazioni per un totale di quasi un miliardo di euro. Attualmente il tasso di sofferenza si aggira intorno al 6%. Claudio Verderio, direttore di Ascomfidi, statuto alla mano, ha spiegato che: «La missione della cooperativa è garantire le imprese della provincia di Varese e aree limitrofe con obiettivi di natura mutualistica e di rafforzamento dei propri soci. In tale contesto fornire servizi di formazione e pianificazione ai soci risponde alle necessità dello scenario economico e finanziario attuale e alla valorizzazione della mission».

FORMAZIONE E PROGRAMMAZIONE
Un professore universitario e un manager di banca al tavolo dei relatori hanno ben rappresentato lo scenario che si prospetta alle imprese in termini di formazione e programmazione finanziaria. Giuseppe Bonanno di Intesa Sanpaolo ha portato come esempio le buone pratiche introdotte nell’istituto di credito torinese che ha potuto costituire le prime linee di management partendo dalle risorse interne adeguatamente formate.

Quel modello, se applicato alle micro e piccole imprese, può far aumentare le loro probabilità di accesso al credito. Nel caso di Intesa Sanpaolo e commercianti è stato stipulato un accordo proprio sulla formazione finanziaria. Bonanno ha spiegato che per superare il semaforo rosso che scatta in base alle regole di Basilea, legate ai “numeri” del bilancio dell’impresa, è stato realizzato un nuovo modello di rating corporate che tiene conto di altri elementi per lo più immateriali. «Sono componenti nuove – ha detto il manager – che integrano la classica valutazione economica e finanziaria. Vengono valorizzati quegli aspetti qualitativi intangibili delle imprese, come marchi, brevetti, certificazioni di qualità, investimenti in ricerca, appartenenza a una filiera, che indicano una prospettiva di sviluppo».

LA METAMORFOSI DEL SISTEMA DEL CREDITO
Il sistema del credito si trova dunque di fronte a una metamorfosi dettata anche dall’evoluzione tecnologica che propone alle imprese nuove forme di finanziamento più dinamiche e senza troppi vincoli di accesso. Mentre le banche sono sempre più costrette a mettere da parte capitali a garanzia dei loro crediti e a finanziare meno l’economia reale. D’altronde le sofferenze bancarie in Italia riflettono quelle delle imprese.

Le aziende italiane sono sottocapitalizzate e il loro debito bancario è ancora troppo alto rispetto alle concorrenti europee: circa il doppio di quelle dell’aera euro. Il semaforo rosso in banca si accende soprattutto per le piccole e micro imprese. «La crisi economica e la regolamentazione bancaria hanno imposto una serie di vincoli che però vanno trasformati in opportunità. La finanza parte dal bilancio ma non deve essergli necessariamente legata. Un indice è importante non in quanto tale, ma per tutto quello che ci sta dietro e lo genera» ha spiegato Andrea Uselli docente di finanza aziendale all’Università dell’Insubria. «In questi casi c’è un tema di posizionamento, nel senso che se capisco cosa voglio fare, capisco anche i miei bisogni finanziari – ha concluso il docente – e un tema di opportunità di finanziamento alternativo per le imprese. Pianificare vuol dire conoscere il proprio obiettivo, sapere con precisione quali risorse sono necessarie per coprire gli investimenti e quindi ragionare in un’ottica prospettica e di crescita. Si deve fare formazione, perché la finanza per l’impresa è una funzione strategica. Avere paura della finanza oggi vuol dire aver paura di crescere».