Anche la Lombardia è fabbrica di “Neet”Lontane le medie Ue

La Prealpina - 09/05/2017

Ormai, purtroppo verrebbe da dire, non fa quasi più notizia. L’Italia era e resta la più grande fabbrica di “Neet” (acronimo di “not in education, employment or training”) tra i 28 Paesi dell’Unione Europea. Ragazzi fra i 15 e i 29 anni fuori da qualsiasi circuito scolastico e lavorativo, che di fatto vivono ancora sulle spalle dei genitori. Quasi due milioni e mezzo di giovani vite sospese che non riescono a trovare un ruolo nel mercato del lavoro e nella società. E in questo momento fanno fatica anche solo a immaginarlo. Statistiche alla mano, con il 25,7% dei “Neet”, il Belpaese è ben 10,9 punti percentuali in più della media Ue. Al secondo posto si posiziona la Grecia con il 24,1%, seguita dalla Bulgaria con il 22,2%. Al lato opposto della graduatoria ecco invece i Paesi Bassi, dove solo il 6,7% delle persone tra 15 e 29 anni è fuori dal mondo dello studio e del lavoro. I dati relativi al 2015 sono contenuti nelle tabelle pubblicate dall’Istat nel dossier “Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”. Tra l’altro, da noi la quota di ragazze che non appartiene a nessuno dei due mondi è del 27,1% contro una media europea del 16,7% (con una differenza di 10,4 punti percentuali), mentre i ragazzi sono il 24,1% contro una media europea del 13% (con una differenza di 11,1 punti percentuali). Esaminando per regioni i dati di questo indicatore dalle braccia più larghe rispetto a quello sulla disoccupazione giovanile – non solo perché si spinge fino alla soglia dei trent’anni, ma perché include anche chi un impiego ha smesso di cercarlo o è finito fra le maglie del lavoro nero – emerge che in Sicilia il numero di “Neet” sale al 39,5% dei giovani tra 15 e 29 anni; al secondo posto la Campania con il 36,2% e al terzo la Calabria con il 35,8%. A seguire Puglia (34,1%), Sardegna (32%), Basilicata (31,8%) e Molise (29,2). L’unica regione sotto la media Ue è il Trentino-Alto Adige, la cui percentuale relativa ai giovani italiani, tra 15 e 29 anni, che non lavorano e non studiano, si ferma al 13,7%. Solo quarta in questa speciale classifica, superata anche da Friuli-Venezia Giulia e Veneto, troviamo la Lombardia, dove ragazzi in questa condizione di inoperosa attesa superano di poco il 18 per cento.

Precisato che la fetta più consistente dei “Neet” è costituita da chi in questo momento sta cercando (più o meno attivamente) un impiego e quindi dai disoccupati, va anche detto che se per loro questo limbo dovesse durare troppo a lungo, il rischio più grande è che passino dalla parte dei cosiddetti “inattivi”: uomini e donne che un impiego non lo cercano più. O che, molto più prosaicamente, finiscano per ingrossare le fila del sommerso.