Anche in provincia la ristorazione fa il botto

La Prealpina - 22/01/2019

saldi che partono in sordina, il commercio che ha sempre il fiato corto. Eppure gli italiani, e così pure i varesini, non tengono tutti i soldi nel portafoglio. Li spendono, ma in modo differente rispetto a qualche anno fa. Oggi, anche in provincia, chi incassa di più sono i titolari di ristoranti, pizzerie, bar e locali in genere. Lo dimostrano anche i numeri che riguardano le aperture di nuove attività legate in qualche modo al settore della ristorazione in provincia. Nel 2018 le matricole iscritte alla Camera di Commercio sono state ben 511. Un vero e proprio exploit, che conta – va specificato – anche attività ludiche (ad esempio sale bowling) a cui viene affiancata anche la possibilità di rifocillarsi in qualche modo. Sta di fatto che al momento, chi in provincia vuole fare l’imprenditore, nella stragrande maggioranza dei casi sceglie la via della ristorazione. «Sì devo dire che anche noi registriamo questa tendenza – spiega Christian Spada, presidente di Confesercenti Varese – Prolificano le richieste per aprire nuovi locali o rilevarne di già avviati. La somministrazione la fa davvero da padrone». I locali più richiesti sono quelli medio-piccoli. E i numeri crescono. «Cresce bene anche il fatturato – continua Spada – anche se è molto difficile quantificarlo. La tendenza in ogni caso è positiva. Bisogna dire, però, che resistono i più bravi. Non ci si può improvvisare». Anche perchè, secondo il presidente di Confesercenti, bravura significa certamente prodotti di qualità, ma anche una gestione corretta dell’attività dal punto di vista economico: da fornitori ai bilanci, passando per il personale. Il tempo di rodaggio e di verifica della risposta del mercato è di almeno 12-18 mesi. «Ma non si pensi che si tratta di un lavoro semplice – continua Spada – Anzi, è esattamente il contrario. Dico solo un elemento che alla partenza magari non viene tenuto in considerazione: gli orari. Chi parte da solo, senza magari una gestione familiare o dei dipendenti, con cui fare turni, dopo cinque o sei anni fatica a proseguire. Dunque, è vero che il fatturato non manca, ma è bene tener presente tutti i fattori in gioco».