Americani in visita al Maga: «Sarà sorprendente»

o definiscono «un viaggio molto speciale in Italia». Le tappe sono di ampio respiro culturale e artistico, anche perché la proposta dell’associazione americana ArtTable, si rivolge a un gruppo sceltissimo di direttori di musei, collezionisti, galleristi, curatori di mostre e membri di sodalizi culturali. E, tra questi gioielli dello «scenario contemporaneo» italiano, c’è anche il Maga.

È attesa oggi (ore 14.45) la visita dei professionisti americani al museo di via De Magri, occasione per farlo conoscere a un pubblico internazionale e conferma dello spessore sovracomunale – anzi sovranazionale – di una realtà spesso al centro delle polemiche perché costa troppo ma rende poco. Questa visita è la dimostrazione dell’esatto opposto perché la cultura non può essere giudicata solo dai risultati economici che porta nell’immediato ma dal suo effetto positivo in termini di qualificazione della città e di circuito indotto che scatena.

Ecco perché fa una certa impressione vedere il Maga accostato agli altri momenti clou del viaggio organizzato da ArtTable – la principale organizzazione professionale dedicata a far progredire la leadership delle donne nelle arti visive, così viene spiegato nella mission – che sono la Pinacoteca di Brera, l’hangar Bicocca della Pirelli, Villa Necchi Campiglio a Milano, l’Armani Silos, l’Osservatorio e la Fondazione Prada, il museo del Novecento, Villa Panza a Varese, il Labirinto della Masone di Fontanellato, Palazzo della Pilotta di Parma e tanto altro ancora.

«In Italia la forza della scena contemporanea potrebbe sorprenderti», spiegano gli organizzatori nel manifesto promozionale. E il Maga viene definito come «un importante museo di arte contemporanea che ospita una collezione di oltre seimila opere d’arte». Dagli Stati Uniti arrivano a Gallarate per vedere i capolavori custoditi in un luogo che rappresenta un pezzo importante di storia della città. Fondato nel 1966 da Silvio Zanella con il nome di Galleria civica d’arte moderna (Gam), il museo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama culturale pur se controverso, forse perché non si comprende la sua collocazione in una cittadina di 53mila abitanti e non in un grande capoluogo italiano. Ma è proprio la forza del piccolo che fa la differenza. Se ne sono accorti persino gli americani.