Ambrosetti: «Il coraggio delle idee: così creammo su un treno il Forum di Villa d’Este»

La Prealpina - 29/05/2017

Per quanto riguarda il Forum di Villa d’Este, in vita ormai da più di quarant’anni, la sua nascita venne originata da un’intuizione del lontano novembre 1974.

Era una serata molto fredda e nebbiosa. Avevamo avviato, primi in Italia, il Servizio AP (Aggiornamento Permanente) in tutte le principali regioni, destinato ai massimi responsabili aziendali. Tornavo in treno, dal Veneto, con il professor Umberto Colombo che aveva condotto una sessione sul tema “Lo scenario delle risorse, della ricerca e della tecnologia”.

Era l’epoca del terrorismo, delle Brigate Rosse, dell’inflazione a due cifre, della crisi economica e petrolifera.

Ad un certo punto gli chiesi se riteneva logico che trattassimo lo scenario economico (relatore Nino Andreatta), lo scenario socio-politico (relatore Francesco Alberoni) e lo scenario tecnologico (relatore Umberto Colombo) in tre sessioni separate, mentre invece erano, e sono, temi fortemente interdipendenti. Umberto Colombo condivise le mie perplessità.

Fu così che nacque il Forum di Villa d’Este, con durata di tre giorni dedicati appunto rispettivamente allo scenario economico, allo scenario socio-politico e allo scenario tecnologico, ma lavorando tutti insieme, in modo integrato. Il panel dei relatori era composto da Nino Andreatta, Francesco Alberoni e Umberto Colombo.

La prima edizione si svolse nel luglio 1975, in un periodo non ottimale, a causa di uno spostamento di date causato da una crisi politica e da elezioni anticipate. Avviare il Forum in un simile contesto fu un atto di grande coraggio “il coraggio di credere nell’idea”.

Economicamente la prima edizione fu un vero bagno di sangue perché i partecipanti furono solo 14. Erano legittimi i dubbi se l’idea fosse valida e se si dovesse continuare a realizzarla. La domenica sera, al termine dei lavori, Nino Andreatta chiese di poter restare con la mia famiglia. Per evitare il forte caldo ai bambini eravamo in una casa al Sacro Monte di Varese. Dopocena eravamo in giardino: era una serata bellissima con il cielo pieno di stelle. Ad un certo punto Nino Andreatta, che non era considerato un campione di umiltà, mi disse “Desidero farle una confidenza: non ho mai imparato tanto in vita mia come in questi tre giorni”.

Per me, fu la spinta per proseguire.

Il secondo anno i partecipanti furono 37 ed incrementarono progressivamente negli anni successivi quando il panel dei relatori venne allargato a Franco Modigliani (che sono riuscito a convincere, nonostante non sapesse nemmeno chi fossi, nel corso di una lunghissima telefonata) e Romano Prodi.

Nel 1977 i partecipanti sono stati 75.

Nel 1979 partecipa anche il segretario della Cgil Luciano Lama.

E’ stato un evento storico il fatto che si decidesse di dar voce ai sindacati in un evento così importante. A testimonianza di ciò la lettera inviatami da Lama nel 1994, in occasione del ventennale del Forum. Di quegli anni si ricordano le discussioni accese tra Lama e Cesare Romiti, allora a capo di Fiat, che parteciperà successivamente a molte edizioni del Forum. I partecipanti sono saliti a 86. Nel 1980 entrano Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi, Pietro Barilla e Mario Monti. Il professor Monti da quell’anno inizia ad assumere un ruolo importante in qualità di regista e da allora non perderà più un’edizione.

E’ stato un altro anno che rappresenta un cambio di marcia grazie anche all’ingresso del Governo con il Ministro La Malfa e il Ministro Reviglio. Dal 1980 è presente anche la Rai. I partecipanti sono stati 102.

Dal 1981 partecipa Gianni Agnelli, che farà poi 17 presenze come presidente Fiat. Nel 1982 fa il suo ingresso Guido Carli, già Governatore della Banca d’Italia e che in seguito diverrà Ministro del Tesoro. Come tale farà poi tre partecipazioni, dal 1989 al 1991.

Prima partecipante donna è stata Marisa Bellisario, che sarà poi presente altre tre volte, una delle quali nel 1983, come relatore.

Nel 1984 arrivano Helmut Schmidt, già Cancelliere tedesco, che parteciperà poi ad altre edizioni del Forum, Carlo De Benedetti (che farà poi in totale 8 partecipazioni) e Mario Schimberni, Presidente Montedison e I partecipanti sono stati 124.

Nel 1986 entrano Lord Roll of Ipsden e Lamberto Dini. I partecipanti sono stati 130. Negli anni, il programma e il panel si sono internazionalizzati e si sono ampliati sempre più, ferma restando la durata dei lavori. I contenuti delle tre giornate sono state così ,modificati: la prima (venerdì) Lo scenario mondiale; la seconda (sabato) Lo scenario europeo ; la terza (domenica) L’Italia, alla luce degli scenari mondiale ed europeo.

Nel 1988 il focus è molto sull’Europa e sull’Unione Sovietica, per gli storici cambiamenti in corso con la cosiddetta Perestroika. I partecipanti crescono sensibilmente (161) e sono numerosi i Ministri del Governo in carica.

Nel 1989 entra Raymond Barre, già Primo Ministro francese.

Già nel 1978 si inizia a parlare di moneta europea nel Forum.

Nel 1990 entra Ralf Dahrendorf. I partecipanti sono 195. E’ l’anno della Guerra del Golfo e della trasformazione dei Paesi ex comunisti.

Dati i limiti fisici della sala di riunione (dall’origine, i lavori del Forum si svolgono nella stessa sala) si arriva alla lista d’attesa che per noi era da un lato motivo di soddisfazione, dall’altro un mal di testa perché spesso eravamo costretti a escludere anche nostri importanti clienti. Nel 1991 fa il suo esordio Shimon Peres (in tutto sarà presente in venticinque edizioni), Premio Nobel dal 1984, prima Ministro e successiva-mente Presidente di Israele. Nello stesso anno si segnala la prima presenza di Vaclav Klaus Presidente della Cecoslovacchia, che parteciperà poi a molte edizioni successive, Presente anche Michel Rocard già Primo Ministro francese e Rudi Dornbusch prestigioso economista americano.

Nel 1993 fanno il loro ingresso George Yeo importante Ministro di Singapore, Piero Angela, con cui avevamo realizzato i programmi televisivi “Quark Economia” (1988) per spiegare a milioni di telespettatori cos’é la globalizzazione e “Quark Europa” (1992) per spiegare il significato e le conseguenze dell’arrivo dell’euro. Entrambi i programmi sono andati in onda in prima serata su Rai1 rispettivamente in dodici e undici puntate.

Nel 1994 si registra la presenza di Antonio di Pietro, Sostituto Procuratore della Repubblica. Si è trattato di un caso eccezionale che merita di essere ricordato. Di Pietro era al massimo della sua fama e il leader del cosiddetto pool di “mani pulite”. Era potentissimo, temutissimo, inavvicinabile. Era il periodo in cui ogni giorno la televisione, i giornali, la radio comunicavano sistematicamente, col massimo risalto, l’elenco degli imprenditori, spesso molto noti, indagati o messi in galera. Un giorno, in quel periodo, la mia segretaria mi comunicò che al telefono mi cercava proprio Antonio Di Pietro. Al momento pensai che fosse uno scherzo o temetti che … volesse indagare anche me. Era proprio lui che mi disse che aveva progettato un modo per uscire da “mani pulite”, ripristinando la pace sociale, modo che intendeva comunicare agli imprenditori. Mi disse di aver riflettuto molto per quanto riguardava la sede più idonea per fare tale comunicazione e che aveva concluso che non c’era sede migliore del nostro Forum di settembre a Villa d’Este. Aggiunse poi che se io gli avessi dato un ruolo di relatore nel programma lui sarebbe venuto da noi. Naturalmente, ancora incredulo, gli risposi affermativamente perché si trattava di uno scoop straordinario.

Venne puntuale e spiegò con chiarezza la sua proposta che aveva, naturalmente, la condizione che si ponesse fine ad ogni forma di corruzione. Al termine della sua sessione dovette andar via per altri pressanti impegni. Lo accompagnai all’uscita di Villa d’Este con alta soddisfazione da parte sua in una atmosfera che era diventata di tanta cordialità reciproca. Pochi giorni dopo, mia moglie ed io invitammo a pranzo a casa nostra lui e la moglie. Accettarono molto volentieri. Invitammo anche Mario ed Elsa Monti che erano desiderosi di incontrare e conoscere il potente Di Pietro. La serata si rivelò cordialissima.

Di questa vicenda ho un ricordo molto piacevole e indelebile.

(…..)

Si è cominciato, sin dall’inizio del Forum di settembre a Villa d’Este, a puntare al meglio possibile, sede inclusa. Ciò ha consentito, negli anni, di attrarre Capi di Stato e di Governo, massimi responsabili delle istituzioni europee e mondiali, Ministri, Premi Nobel, imprenditori e manager di grande prestigio, economisti. Siamo stati aiutati dal fatto che abbiamo intuito ed applicato rigorosa-mente, fin dalla nascita e per tutte le nostre attività, i cosiddetti valori della nostra organizzazione: indipendenza (politica, dai partiti, esclusione di sponsor), ricerca continua dell’eccellenza professionalità/cultura della professione, integrità, dignità (servizievoli con tutti, servi di nessuno). Applicando rigorosamente questi valori si sono generate un’immagine positiva, credibilità e professionalità.

Sin dalla sua nascita il Forum di Villa d’Este si è sempre realizzato a porte chiuse: i mass media sono sempre stati informati dell’iniziativa e il loro interesse è stato, da subito, grande pur presenziando solo esternamente, con la sola eccezione della Rai e dei direttori responsabili dei più importanti giornali italiani e stranieri. Il loro livello di comunicazione è stato elevatissimo. Per noi la consulenza è un’attività per sua natura molto riservata e, quindi, non comunica. Si è generata, negli anni, la percezione che le attività destinate a più Gruppi/Imprese contemporaneamente – in primis il Forum di Villa d’Este – che per loro natura comunicano, generino l’equivoco che esse rappresentino la nostra attività prevalente o addirittura unica.

Noi siamo, prioritariamente, consulenti di direzione. Quando arriva al Forum di Villa d’Este ogni partecipante ha inevitabilmente in testa uno scenario di riferimento per la propria realtà.

Durante il Forum vengono delineati, da parte di relatori di grande competenza, gli scenari mondiale, europeo ed italiano. I partecipanti hanno così modo di aggiornare il proprio scenario di riferimento grazie agli autorevoli contributi. Stando tre giorni insieme, non va sottovalutato poi il vantaggio di avere numerosi interscambi. Risulta evidente, da quanto precede, l’influenza positiva sui processi decisionali.

Per far capire quanto il Forum di Villa d’Este abbia anticipato i tempi, nella prima edizione (1975) o nella seconda (1976) Francesco Alberoni si alzò e andò alla lavagna e scrisse che il problema del prossimo futuro sarebbe stato l’Islam. In sintesi, questi sono alcuni ingredienti del successo del Forum: massima coerenza con i temi prioritari; ricerca dei relatori più qualificati e prestigiosi al mondo su tali temi

assoluta indipendenza politica e partitica; partecipazione strettamente limitata ai massimi responsabili di Gruppi/Imprese multinazionali e nazionali;

possibilità di esprimersi in modo schietto anche perchè, sin dalle prime edizioni, i relatori ci hanno … imposto le “porte chiuse” (….)

Con i piedi a Varese e la testa nel mondo

Riservato, per carattere e per scelta professionale. Al punto che di lui si ricordano solo un paio di interviste in 50 anni, una a Capital (che gli dedicò la copertina) e l’altra alla rivista californiana New Management di Los Angeles, che volle raccontare il suo successo negli Usa. Alfredo Ambrosetti a 85 anni ha deciso di parlare di se stesso solo perché costretto. Colpa della moglie e dei figli «Hanno tanto insistito – spiega alla Prealpina – mi hanno detto: scrivi la tua vita e la tua avventura perché vogliamo che i tuoi nipotini sappiano chi è stato il nonno e che cosa ha fatto».

E allora via, a scrivere di come ha creato lo Studio Ambrosetti, delle sue creature più amate, la Consulenza direzionale e l’Aggiornamento permanente da cui ha preso vita il Forum di Villa d’Este a Cernobbio. Delle fatiche, del successi, delle centinaia di personalità incontrate. Spulciando l’immenso archivio di foto e lettere, con l’aiuto di due mitiche segretarie , Wilma e Marisa, «lavorano con me da 48 anni». Un lavoro a “levare” più che ad aggiungere. Ne è uscita più che una autobiografia. C’è lo spaccato di mezzo secolo di storia e politica mondiali. E tutto è partito da Varese, la città che Ambrosetti ama talmente che non l’ha mai voluta lasciare, lui vero cosmopolita delle idee. Alla Prealpina, di cui è affezionato lettore fin da ragazzo, ha voluto regalare una anticipazione del suo libro che uscirà a breve con la prefazione di Ferruccio de Bortoli. «Non ho mai rilasciato interviste – racconta – per non far torto a nessuno: avevo scelto la neutralità rispetto alla politica, di qualsiasi colore fosse, e ciò mi ha permesso di dialogare sempre con tutti». Nella sua storia ha messo solo i fatti: «Rileggendo tutta quella mole di documenti non solo è stato un piacere ricordare cose che la mia memoria aveva archiviato ma anche sorprendermi per tutto quello che ho fatto. E alla fine ho stabilito che tutto è stato possibile perché ho individuato subito il metodo con cui fare le cose. Un metodo che non mi ha mai tradito». Ecco: la biografia di questo varesino diventato un personaggio di caratura mondiale può davvero essere un eccellente vademecum per i giovani. Ma è prima di tutto un’ appassionante cavalcata tra vicende e curiosità di sei decenni. (m.l.)