Amarcord Maroni «Quel luogo ha cambiato tutta la mia vita»

La Provincia Varese - 21/11/2016

La sede della Lega Nord di piazza del Podestà compie trent’anni. «Quel luogo ha cambiato la mia vita. Quanti bei ricordi e quanto tempo passato lì dentro». L’amarcord di Roberto Maroni, oggi governatore di Regione Lombardia ma nel 1986 tra i primi militanti del movimento, quando l’allora Lega Lombarda (fondata due anni prima da Umberto Bossi e Giuseppe Leoni con un atto stipulato nello studio del notaio Franca Bellorini) aprì la sua prima sede a Varese, in piazza del Podestà. Un luogo che fa parte della simbologia del Carroccio e che rappresenta un pezzo di storia, e di cuore, per tanti militanti della prima e dell’ultima ora. Questa sera il direttivo cittadino guidato da Carlo Piatti discuterà su come celebrare adeguatamente il “compleanno” della storica sezione varesina, che cade esattamente il 27 novembre, domenica prossima. Si stanno raccogliendo le foto dell’epoca, ricordi e cimeli, perché i trent’anni della sede di piazza del Podestà sono un traguardo significativo, tanto più alla fine di un anno, il 2016, che ha segnato il ritorno all’opposizione a Palazzo Estense dopo 24 anni di governo della città. Ecco perché questo tuffo nelle origini ha un sapore particolare. L’apertura della sede di Varese fu la prima consacrazione per un movimento, la Lega Lombarda fondata da Umberto Bossi, che alle regionali del 1985 a Varese aveva ottenuto più di 14mila voti, pari al 2,66 per cento dei consensi, unica provincia in cui aveva superato la soglia dell’uno per cento. Nella stessa tornata amministrativa, alle provinciali e alle comunali era riuscita a conquistare i primi seggi, con un consigliere a Villa Recalcati, uno a Varese e uno a Gallarate. «La sede di piazza del Podestà? È la mia vita – ammette il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, che è il più illustre militante della sezione di Varese – ricordo ancora la prima volta che sono entrato lì con Bossi, ormai tanti anni fa. Ci ho passato tanto tempo in quella sede, è un pezzo della mia vita. Che richiama alla mente tanti ricordi, belli». Tra gli aneddoti più significativi che Maroni ricorda c’è «quel giorno in cui io e Umberto Bossi andiamo lì in sede e mi dice di chiamare la sede di via Bellerio a Milano, perché erano le dieci e c’era una conferenza stampa alle undici. Chiamo subito e sento dall’altra parte il gelo, perché mi dicono “ma, a dire la verità, la conferenza stampa era ieri”. Questo era Bossi, che riusciva a essere in ritardo anche di un giorno sugli appuntamenti, come una conferenza stampa, ma allo stesso tempo era avanti anni luce sulle questioni politiche». A Maroni s’illuminano gli occhi e lo sguardo quando ricorda gli anni pionieristici della Lega che scalava e rivoluzionava la politica nazionale: «Umberto Bossi mi presentò in quella sede nel gennaio del 1990 – un altro ricordo del governatore leghista – mi portò davanti ai militanti dicendo, “questo signore qui che io ho conosciuto tanti anni fa, che fa l’avvocato, farà il nuovo segretario provinciale della Lega”. Non l’aveva detto neanche a me e io c’ero rimasto di stucco per primo, ma vedevo soprattutto lo sconcerto negli occhi di tutti, che non se l’aspettavano. Ma Bossi disse: “Beh, se lo eleggete bene, se no ve lo impongo io. E adesso devo andare a Milano…”. Proprio così. Allora io, da vero democratico, chiamai il voto segreto e i militanti mi elessero». Ovviamente, visto che lo aveva imposto Umberto Bossi… Quella era la Lega di una volta, la Lega che aveva piantato la sua bandiera con l’Alberto da Giussano nel pieno centro di una città che allora era “bianchissima”, saldamente governata dalla Democrazia Cristiana. E Maroni in piazza del Podestà ci ha lasciato un pezzo di cuore: «Quel luogo – racconta – ha cambiato la mia vita, quella sede lì, quel luogo fisico. È la mia vita, è la mia vera vita, e tutto è partito da lì». n