All’opera 4 universitàper ambiente e salute

La Prealpina - 13/05/2016

«Abbiamo coinvolto le competenze migliori in Italia sui due temi che danno maggiori preoccupazioni ai cittadini che vivono attorno a Malpensa: l’ambiente e la salute». Pietro Modiano, presidente di Sea, sa di essere arrivato al momento decisivo del lungo iter di stesura del Nuovo Masterplan: il confronto con gli ambientalisti. E così ieri mattina, prima di entrare all’Infocenter del T1 occupato dai più noti rappresentanti del panorama antimalpensista (tra gli altri Beppe Balzarini di Unicomal, Jimmy Pasin del Malpensa forum, Walter Girardi di Viva via Gaggio, il sindaco di Daverio Alberto Tognola e poi ancora gli esponenti di Covest, Legambiente e Amici della natura) ha voluto ricordare il lungo elenco di approfondimenti ambientali che la società di gestione degli aeroporti milanesi ha affidato a un team di lavoro con il coinvolgimento di quattro università (Bicocca, Pisa, Pavia e Firenze). Senza naturalmente dimenticare la redazione della Vis (Valutazione d’impatto sulla salute), introdotta negli studi preliminari di accompagnamento al Masterplan (nonostante non sia imposta dalle norme), commissionata a Fabrizio Bianchi dell’Unità di ricerca epidemiologica ambientale e registri di patologia dell’Istituto di fisiologia clinica di Pisa.

Le indagini sono in corso e i risultati su rumore, inquinamento atmosferico, acqua, vegetazione e fauna saranno pronti il prossimo inverno. «Non ci sarà alcun aspetto che verrà trascurato e non ci sarà alcun risultato che non sarà messo a disposizione della cittadinanza», ha detto il numero uno di Sea.

E se i tecnici – dati alla mano – dimostrassero che il Nuovo Masterplan non è compatibile con l’ambiente circostante, il gestore aeroportuale è pronto a ridurre ulteriormente i piani di sviluppo già nettamente ridimensionati rispetto al Piano industriale del 2011 che prevedeva la terza pista (posticipata a oltre il 2030), il maxipolo logistico (sparito dalle mappe) e il raggiungimento di 50 milioni di passeggeri nell’arco di vent’anni (oggi diventati 32,5 entro il 2030)? «Sicuramente», ha affermato senza esitazioni Modiano. «Ma siamo altrettanto sicuri che i risultati ci incoraggeranno a proseguire sulla strada molto moderata e prudente sulla quale ci siamo messi».

Gli occhi sono puntati in particolare sulla Vis, un nuovo strumento di valutazione per capire i potenziali effetti sulla salute della popolazione di una politica, di un piano o di un programma. A livello internazionale, la Vis è richiesta per legge solo in alcuni Paesi (per esempio negli Stati Uniti, in India e in Cina), mentre in Europa è una pratica diffusa nell’Est, in particolare in Bulgaria, Repubblica Ceca, Lituania e Slovacchia. Ieri mattina non era ancora tempo di conoscere i risultati (le analisi sono in corso), ma di spiegare alla platea la metodologia di lavoro. «Analizzeremo quanta popolazione è esposta e a che cosa è esposta, nonché gli effetti attesi sulla salute e le stime di rischio di ciascun inquinante», ha spiegato Bianchi.

Convincere gli ambientalisti sull’impatto positivo del Nuovo Masterplan sarà la sfida più difficile, se non impossibile. Le premesse dicono infatti che le parti sono distanti anni luce: se per Modiano «il nostro obiettivo è far volare più aerei possibili nel limite dei vincoli che ci vengono imposti», secondo i comitati il tetto è stato già superato da un pezzo, con la realizzazione stessa di Malpensa 2000. Il pensiero espresso da Balzarini riassume il concetto: «Questo aeroporto non ci doveva stare ieri, non ci può stare oggi, figuriamoci domani con ancora più emissioni acustiche e atmosferiche».