Alle fantastiche 15 l’Oscar delle start-up

«La paura di non farcela porta a coltivare sogni piccoli». Ed è proprio questo che non deve succedere nel campo delle “start-up”, le imprese innovative che «vogliono fare qualcosa di radicalmente nuovo e con un obiettivo ambizioso di crescita, ma per le quali non c’è via di mezzo, perché o proseguono o muoiono». Così Alberto Onetti, coordinatore del Corso di laurea in “Global Entrepreneurship and management ” all’Università dell’Insubria e presidente di “Mind the Bridge”, l’organizzazione che promuove lo sviluppo di ecosistemi imprenditoriali nel mondo, mettendoli in contatto con la Silicon Valley. E proprio alla sua collaborazione con l’agenzia per il lavoro Openjobmetis, si deve l’avvio di un percorso, sviluppatosi nell’arco di sei mesi, volto a identificare i migliori prodotti e servizi di innovazione digitale, dedicati al mondo del lavoro. Ieri, in Salone Estense, la premiazione dei 15 progetti risultati migliori, alla presenza del senatore Antonio Tomassini e del presidente di Finlombarda, Ignazio Parrinello. «Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti – ha commentato Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis-, perché la nostra azienda è da sempre attenta a monitorare i cambiamenti del mercato e a intercettare nuovi bisogni. Grazie agli stimoli che ci offriranno le aziende selezionate, potremo sviluppare percorsi sinergici di collaborazione commerciale e strategica». I progetti selezionati, di cui 9 italiani, 2 inglesi e 1 irlandese, si chiamano “Debut”, Eggup”, “Employerland”, “Geek and Job”, “Glickon”, “Hiredgrad”, “iLevels”, “In-recruiting”, “Jobyourlife”, Just Knock”, “Meritocracy” e “Refermeplease”, e si affiancano ai 3 progetti di stage “Best-Ing”, “Share”, “Repetita Iuvant”, elaborati da studenti e giovani provenienti da Varese, Brescia e Torino. Parlare di imprese innovative non è scontato, perché, spiega Onetti, nella mappa europea le «start-up che riescono a superare il primo gradino di un milione di dollari raccolto per uscire dall’anonimato e trasformarsi in “scaleup”, sono circa 1500». E il più alto grado di innovazione si registra nel Regno Unito, mentre l’Italia è fanalino di coda. «In Italia abbiamo un problema di maturità dell’ecosistema start-up – spiega – perché siamo partiti in ritardo rispetto ad altri Paesi. Abbiamo ancora molta strada da percorrere, perché in parte il “gap” è stato colmato, ma c’è ancora tanta diffidenza culturale e le imprese faticano a vedere nelle start-up la chiave per innovare ed essere competitive sul mercato».