Alitalia verso il commissario

La Prealpina - 26/04/2017

Per piloti, hostess, steward e tutto il personale Alitalia oggi è una giornata di lavoro come tante. Una giornata che arriva dopo l’esito del referendum tra i lavoratori, dove ha prevalso il No al preaccordo siglato tra governo, azienda e sindacati confederali per il rilancio della compagnia. Per questo, nonostante l’apparente normalità, non è una giornata qualsiasi, perché si apre una lunga fase di incertezza occupazionale che rischia di avere forti ripercussioni sull’intero sistema nazionale, anche dove la presenza di Alitalia è marginale. Come a Malpensa.

COMMISSARIAMENTO

«Data l’impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione», si legge in una nota diramata ieri dalla compagnia, il cda di Alitalia «ha deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un’assemblea dei soci per il 27 aprile al fine di deliberare sulle stesse». Il cda ha inoltre «preso atto con rammarico della decisione dei propri dipendenti di non approvare il verbale di confronto firmato il 14 aprile tra l’azienda e le rappresentanze sindacali. Avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della compagnia».

OPERATIVITÀ

Il futuro è a tinte fosche, ma al momento gli aerei continueranno a volare. L’Enac infatti lascerà il certificato di operatore aereo (Coa) ad Alitalia in attesa che nell’arco di un paio di giorni venga nominato il commissario, dopodiché la licenza verrà sospesa e al commissario, verificato che abbia a disposizione le risorse sufficienti, verrà concessa un’autorizzazione temporanea rinnovata mese per mese. Spiega il presidente di Enac Vito Riggio: «Ci hanno detto che un po’ di soldi ce li hanno e per ora gli lasciamo la licenza in attesa che arrivi il commissario che dovrebbe avere le risorse sufficienti. Se non le avesse, dovremo interdire la possibilità di emettere biglietti».

LE RIPERCUSSIONI IN BRUGHIERA

Nonostante la presenza di Alitalia a Malpensa sia ormai ridotta a tre collegamenti (Abu Dhabi, Tokyo e New York) e 350mila passeggeri all’anno, ovvero meno del 2 per cento del traffico totale sui due terminal, in brughiera prevale più il sentimento di preoccupazione che la sete di vendetta. Perché un’eventuale resa della ex compagnia di bandiera creerebbe effetti difficilmente prevedibili. Soltanto a Milano, per esempio, lascerebbe una voragine di slot su Linate, aeroporto in cui oggi controlla oltre il 60 per cento dell’intero traffico. Opportunità di inserimento al Forlanini riporterebbero infatti immediatamente d’attualità il tema del dualismo tra gli aeroporti milanesi, con tante compagnie che a quel punto potrebbero decidere di spostarsi (o tornare) a operare su Linate, molto più vicino al centro di Milano rispetto a Malpensa. Al momento, però, si tratta per fortuna più di uno scenario apocalittico che di una ipotesi realistica.

LA DELUSIONE ARABA

Nel frattempo, dopo qualche ora di silenzio, arriva dai soci di Abu Dhabi il primo commento al referendum. «L’accordo preliminare con i sindacati era stato reso possibile e supportato dai leader degli stessi sindacati, dal management di Alitalia, dal Primo ministro italiano e da tre Ministri del governo, che avrebbero aiutato a mettere il futuro di Alitalia al sicuro», scrive in una nota James Hogan, presidente e amministratore di Etihad, società che detiene il 49 per cento del pacchetto azionario e che, si legge tra le righe, fa molta fatica a capire le dinamiche italiane. «Il rifiuto di questo accordo nel referendum è profondamente deludente».