«Alitalia è già morta Dateci i nostri soldi»

La Prealpina - 04/05/2017

Più passano le ore e più aumentano le adesioni per il corteo anti-Alitalia promosso da Marco Reguzzoni. L’appuntamento è per sabato mattina davanti al Terminal 1. Non mancheranno i sindaci dell’intorno aeroportuale, pronti a protestare contro il governo per il prestito-ponte di 600milioni di euro alla ex compagnia di bandiera, trovati dalla sera alla mattina, mentre loro hanno dovuto fare causa allo Stato (tuttora in corso) per avere i 92 milioni di arretrati dell’addizionale comunale per i diritti d’imbarco.

Una tassa nata – in teoria – per aiutare i Comuni aeroportuali a fronteggiare i disagi degli aerei e invece finita, guarda caso, per la stragrande maggioranza a finanziare la cassa integrazione dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia.

A fianco dell’ex presidente della Provincia di Varese sfileranno sicuramente i sindaci di Ferno Mauro Cerutti e Lonate Danilo Rivolta (centrodestra), il sommese Stefano Bellaria (centrosinistra) e il civico di Vizzola Romano Miotti. Ma i contatti si stanno intensificando negli ultimi giorni e non è detto che si arrivi a sabato con lo schieramento del Cuv (il Consorzio che unisce i nove Comuni di Malpensa) al gran completo.

Così come ha voluto Reguzzoni sin dal primo istante, dunque, il corteo contro il prestito-ponte ad Alitalia e per lo sviluppo («sostenibile», aggiungono i sindaci) di Malpensa sta diventando una manifestazione del territorio sganciata dai partiti e dunque al riparo da qualsiasi strumentalizzazione politica.

«Abbiamo 92 milioni di buone ragioni per essere presenti», spiega Cerutti, primo cittadino di Ferno e presidente di Ancai (Associazione nazionale Comuni aeroportuali italiani). «Anziché dare a noi gli arretrati che ci spettano, questo governo che non sa governare preferisce finanziare uno scheletro che cammina e che qui ha impoverito il territorio, dando avvio al declino di Malpensa». Bellaria, che soltanto una settimana fa esternò la sua contrarietà all’ipotesi di rinazionalizzare Alitalia («I cittadini attorno a Malpensa – disse – ne hanno piene le scatole di essere cornuti, con inquinamento atmosferico e acustico, e mazziati con il risarcimento per le mitigazioni ambientali scippato dalle riorganizzazioni di Alitalia, un’azienda da mettere in liquidazione al più presto»), non mancherà. «Sarò presente per lanciare verso Roma il nostro grido di allarme. Così come hanno trovato 600milioni di euro per Alitalia, è giusto che il governo riconosca ai Comuni aeroportuali quanto spetta loro di diritto».

Da Vizzola arriva il “Sì” convinto di Miotti: «Alitalia se n’è andata da Malpensa dieci anni fa lasciando soltanto problemi, sostenendo che Fiumicino prima e l’investitore arabo poi (Etihad, ndr) sarebbero stati la panacea di tutti mali. E’ ora che il territorio si faccia sentire e dica basta a questo continuo drenaggio di denaro pubblico per tenere in vita un malato terminale».

Nemmeno a dirlo, sabato mattina accanto a Reguzzoni ci sarà anche “Aeroporti Lombardi”, associazione filomalpensista che raccoglie tantissimi esperti o semplici appassionati di aviazione del territorio. «Alitalia deve morire? No, Alitalia è già morta», sentenzia il presidente Roger Zanesco. «Questo oneroso prestito è soltanto un gigantesco spreco, un inutile accanimento terapeutico per tirare a campare fino alle elezioni. E poi? Finirà com’è finita le altre volte, perché di autorovinarsi ce l’hanno nel dna. Alitalia è morta perché ha voluto a tutti i costi essere romana».

L’azionista nascostoche non è considerato

 

Gianni Scapellato*

I piloti Alitalia sanno pilotare. Gli assistenti di volo sanno servire e assistere i passeggeri. I meccanici sanno svolgere le manutenzioni agli aeroplani. Il personale di scalo sa effettuare le operazioni di scalo ai passeggeri, ai loro bagagli e alle merci. Né meglio né peggio delle altre compagnie aeree. Tutti quelli che lavorano in tutte le compagnie aeree del mondo ricevono gli stessi addestramenti e operano con le stesse regole. Perché Alitalia va male? La risposta che leggiamo è: colpa dei manager. Condivido. Ma non basta. Chi ha nominato e chi ha prorogato questi manager, forse non molto capaci? Risposta: gli azionisti. E chi sono gli azionisti di Alitalia? E come mai tali azionisti, che devono stare attenti al risultato di bilancio, continuano imperterriti a subire perdite e a non cambiare questi manager, forse non molto capaci?

Senza voler stilare l’elenco, che oltre a banche importanti quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, vede anche Poste Italiane e gruppi finanziari da sempre con le mani in pasta fra politica e consenso, pare che il vero azionista occulto di questo operatore aereo produttivo di perdite consolidate, di voti elettorali, di contratti vantaggiosi per i fornitori e di pochi collegamenti fra le città italiane siamo noi. I Contribuenti. Che poco utilizziamo Alitalia e ancor meno sale Vip, imbarchi dedicati, biglietti gratuiti, cambi di classe di servizio e relativi pasti da gourmet a bordo. In genere noi Contribuenti voliamo Low Cost perché costa poco e serve città dove Alitalia non trasporta nessuno. Perché non ci vola. E allora chi difende Alitalia? Politici, tutti, che non pagano e non fanno file. Giornalisti, pochi, sopratutto Rai che volano da Roma per lontane parti del mondo con troupe al seguito. Sindacalisti che si dividono fra slogan, dimostrazioni, concertoni e striscioni. Per il resto i contribuenti Italiani continuano a scegliere chi costa poco e arriva dovunque.

È questa la vera domanda per Alitalia. Non basta essere efficiente, nel trasporto aereo, per sopravvivere e dare utili agli azionisti e servizi alla clientela. Bisogna saper essere efficaci. L’efficacia non si raggiunge solo con il taglio dei costi laddove ci sono sprechi. Si raggiunge aggredendo il mercato con visioni moderne del trasporto aereo che non si alimenta con nuove e discutibili divise del personale di volo, ma servendo città dove gli italiani normali vogliono volare e volano. Si raggiunge trasportando merci con aerei cargo verso destinazioni e provenienze che alimentano i nostri scambi commerciali di import ed export. Si raggiunge con aerei a disposizione degli operatori del charter sia verso l’Italia che dall’Italia verso destinazioni che gli Italiani comuni scelgono per le ferie. Si raggiunge con destinazioni di medio raggio da destinazioni che alimentano la nostra filiera turistica. Si raggiunge con flotte uniformi per tipo di aeroplano, per non appesantire certificazioni, abilitazioni, addestramenti, che sono tutti diversi per singolo tipo di aereo. Si raggiunge con contratti integrativi in linea con i vettori che hanno ottima efficacia commerciale. Si raggiunge con il contributo di quelli che conoscono il Mestiere.

Basta con questo ordine burocratico istituzionale che serve a garantire ciò che c’è. Sulla pelle di questa Alitalia c’è chi certifica bilanci che non funzionano, c’è un sistema politico che controlla aeroporti come Malpensa 2000, costruita per favorire l’alleanza Alitalia/KLM, durata neanche un anno. Un sistema in cui gli attuali azionisti Alitalia ci vivono bene. Un sistema che ci vuole disinformati, delusi, stanchi e impotenti, per continuare a esistere.

*docente di Logistica dei Trasporti all’università svizzera Supsi