Alitalia ancora a terra non vede i sindacati

La Prealpina - 11/01/2017

Nessun Piano industriale presentato al governo da Alitalia lunedì mattina, di conseguenza nessuno confronto con i sindacati, previsto per oggi e invece «slittato a data da destinarsi», fanno sapere da Roma i rappresentanti delle parti sociali. L’incontro odierno era stato indicato ormai da prima di Natale come il momento per alzare finalmente il sipario sull’ennesimo piano di ristrutturazione lacrime e sangue dell’ex compagnia di bandiera, finita ancora una volta nella turbolenza di una crisi che non sembra conoscere fine. A data da destinarsi, dunque, è stato rinviato non soltanto l’annuncio del numero di esuberi (si parlerebbero di circa 1.600 dipendenti su una forza lavoro complessiva 12mila unità), ma anche il destino del rapporto ormai sempre più marginale tra Alitalia e lo scalo varesino. Sono due le questioni aperte, a partire dalla chiusura della base di Malpensa, una indiscrezione che trapela da giorni e che oggi sarebbe dovuta passare alla prova della verità. Pare infatti che il vettore romano voglia dismettere la base nel suo ex hub del Nord, ormai ridotta a tre voli (Abu Dhabi, Tokyo e New York) dopo la chiusura del trigiornaliero su Roma che il prossimo 31 gennaio seguirà la recente soppressione dei voli diretti a Mosca, Cairo e Algeri. Va detto che ormai Alitalia rappresenta una quota di traffico marginale in brughiera, ma la chiusura della base a Malpensa – aeroporto in cui soltanto la scorsa estate aveva inaugurato la sua lounge extralusso al terzo satellite – avrebbe del clamoroso. Decisamente più preoccupante appare invece l’indiscrezione del Corriere secondo cui Alitalia vorrebbe tornare alla carica ancora una volta sul decreto Lupi, chiedendo un’ulteriore liberalizzazione per i voli da Linate, con la possibilità di atterrare anche su scali extraeuropei, come per esempio le rotte ultraredditizie verso Mosca e San Pietroburgo. A due anni di distanza dal matrimonio Alitalia-Etihad, fu lo scorso ottobre il presidente della compagnia araba James Hogan a svelare infatti che il governo, come precondizione per convincerlo a entrare con ingenti capitali a salvare la ex compagnia di bandiera, gli promise un decreto ad hoc che avrebbe consentito di volare dal city airport anche fuori dai confini europei, salvo poi trovarsi un decreto Lupi (ribadito col decreto Delrio a novembre) molto al di sotto delle loro aspettative. Per questo ora Alitalia torna a fare pressing nei confronti del governo. E il cielo sopra Malpensa torna a farsi buio.