Al T1 il racket del facchinaggio

La Prealpina - 31/10/2016

I carrellisti abusivi sono spariti, ma adesso c’è una banda di maghrebini che senza titoli monopolizza il facchinaggio e terrorizza i facchini legittimi. Non ci sono più i disperati che con regolarità davano fuori di testa all’interno del Terminal 1, però resta fedele all’accogliente aeroporto della brughiera una cinquantina di senzatetto che ogni sera s’accomoda nei corridoio con sacco a pelo e relativa dotazione personale. Insomma, a Malpensa non c’è più lo stabile caravanserraglio di personaggi ai margini della legalità o ben oltre, grazie alla riorganizzazione della gestione dei carrelli per bagagli voluta da Sea un anno e mezzo fa e ultimamente pure alla presenza dell’Esercito legata ai controlli antiterrorismo, tuttavia rimangono qua e là pesanti chiazze di degrado e insicurezza. È pure in crescita l’attività dei borseggiatori che non puntano alle valigie delle persone in fila ai check in, bensì al contenuto di borse e portafogli di chi fa tappa nei negozi prima dell’imbarco o dopo l’atterraggio. Tanto che operatori aeroportuali e passeggeri spesso vivono momenti di paura, soprattutto nelle ore serali, quando si imbattono in certe figure poco raccomandabili.

Per esempio, a destare parecchia preoccupazione – oltre che la decisa indignazione dei più – è proprio il gruppetto di nordafricani. «Sono poco meno di una decina», spiega un lavoratore di Malpensa. «Sono volti conosciuti ormai da tutti. Si appostano con il loro carrello alle Partenze, all’uscita della stazione ferroviaria e nei piani del parcheggio sotterraneo P2, quello vip, e in modo insistente approcciano clienti. Sono aggressivi». Mirano in particolare ai viaggiatori mediorientali e orientali che non discutono, accettano il servizio e pagano meglio degli altri. Comunque, non disdegnano di dare fastidio alle donne in viaggio da sole che per non avere problemi accettano di farsi portare le valigie e devono poi saldare il conto loro malgrado.

Ai maghrebini si aggiunge una coppia di albanesi. Stessa aggressività verbale nell’approccio, diversa la zona d’azione. «Questi si offrono di portare i bagagli a quanti noleggiano l’auto». Infatti, li trovi ai garage dei noleggiatori. I quali, visto l’andazzo, pare abbiano deciso di assoldare guardie giurate.

In ogni caso, si tratta di un’attività illegale. Come illegittima è la presenza in sede aeroportuale sia dei nordafricani sia degli albanesi. Illegittima, ma dal loro punto di vista logica: con il facchinaggio abusivo guadagnano da un minimo variabile tra i 5 e 10 euro a trasporto fino a un massimo che sta alla disinvoltura con la quale il passeggero di turno tratta i propri soldi. Pensare che prendere un carrello gestito dall’Aps (attiva a Malpensa dal 2015) costa all’utente un euro nella piena legalità e con il beneficio di essere assistito a distanza dal personale di sicurezza della stessa società. Anche affidarsi alla storica cooperativa dei facchini sarebbe più vantaggioso, ma sembra che i suoi operatori spesso siano in grande difficoltà a servire i clienti. «La banda li terrorizza».

Dunque, dall’esercito dei carrellisti abusivi in attività fino all’entrata in funzione di Aps si è passati alle due piccole gang dei facchini clandestini. Ma la Grande Malpensa non si è ancora tolta di dosso altre scorie del recente passato. Lo fa capire chiaramente una lavoratrice dell’aeroporto: «Ci sono molti borseggiatori. E la notte il terminal continua a riempirsi di clochard». Arrivano al T1 in treno. E i maghrebini? «Si li conosciamo», conferma anche lei. «E guadagnano bene. Un giorno li ho visti comprare le sigarette alla mattina con le monetine e la sera srotolando una mazzetta di soldi. Sarà stato un migliaio di euro».