Al lavoro ma senza la scrivania

La Prealpina - 06/04/2018

È possibile capire come i progressi e l’innovazione abbiano influenzato il nostro lavoro? «Analizzate la vostra postazione di lavoro, prima la tecnologia era accessoria. Permetteva di migliorare alcune mansioni che potevano essere comunque svolte manualmente, ora è qualcosa di imprescindibile. L’uomo resta centrale perché a lui spetta il ruolo di analizzare i processi produttivi attraverso i mezzi che gli vengono forniti». È forse questa la miglior definizione con cui riassumere il terzo incontro del ciclo “Le Frontiere dell’Innovazione” promosso dall’Unione Industriali della Provincia di Varese. L’autore è Giovanni Minuti, non a caso workplace services manager dell’azienda che ospitava l’iniziativa, l’Elmec spa di Brunello.

Ecco che l’ufficio diventa sempre più scarno e portatile, la scrivania superflua, la tecnologia lo strumento che permette alle aziende di rincorrere quello che resta da sempre il comun denominatore: reinventare il business per renderlo più remunerativo. L’innovazione è quella molla che deve rendere più semplici i passaggi ancora perfezionabili, ecco perché è questa la caratteristica che paga chi ha come obbiettivo capire in che direzione si muove l’economia e quale tipo di lavoro sarà richiesto in futuro.

Senza però scordare l’uomo «nonostante tutti i progressi messi in campo dalla scienza» ricorda il direttore risorse umane Elmec Roberto Trentini. «Oggi più che mai dobbiamo considerare la persona al centro dell’ambiente di lavoro, un concetto che nel concreto si traduce in formazione continua, flessibilità e attenzione al bilanciamento tra vita privata e lavoro».

Una formazione non più calata dall’alto, con corsi d’aggiornamento imposti dall’azienda. Con quest’ultima invece conscia di dover dare attenzione alle attitudini dei singoli lavoratori. Una crescita da ricercare, ad esempio, attraverso un’autoformazione premiata da bonus.