Al governo serve un bagno di realtà

La Prealpina - 10/01/2019

Già qualche settimana fa, durante la fase di stesura della Manovra, Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese, aveva lanciato n appello agli inquilini dei palazzi romani. «Servono provvedimenti concreti che favoriscano lavoro e sviluppo, non solo proclami», aveva detto, con non poca preoccupazione. Ora che la legge di Bilancio è stata approvata in tutta fretta prima della pausa natalizia (scongiurando la spada di Damocle dell’Unione Europea) , l’avvertimento di allora diventa preoccupazione. Seria, molto seria. E diventa una vera e propria bacchettata, perchè, nonostante le innumerevoli dichiarazioni e richieste, ben poco di concreto si ritrova nei provvedimenti decisi da Giuseppe Conte e dai suoi ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

«Un bagno nelle difficoltà quotidiane dell’economia reale, meno ottimismo e più concretezza: è questo quello che chiediamo come industriali varesini al Governo», tuona Comerio, «Bene l’accordo con L’Unione Europea, ma reddito di cittadinanza e quota 100 non riusciranno a incidere sulle nostre capacità di crescere e creare lavoro. Si obbliga l’Italia a rimanere legata ai propri difetti». Due in particolare: la bassa produttività e un costo del lavoro troppo alto.

«Su queste due nostre debolezze – spiega ancora il presidente Comerio – non incidono di certo i due pilastri di questa manovra. Si è deciso di puntare su provvedimenti che non ci faranno crescere di più, né aumenteranno in maniera stabile il benessere generale. Obiettivo, quest’ultimo, agguantabile solo incrementando il lavoro. Di interventi seri per aumentare i livelli occupazionali non c’è traccia. Si parla di incentivi alle assunzioni, quando sarebbe stato meglio non smontare il Piano Industria 4.0 e non abbassare gli incentivi agli investimenti tecnologici delle imprese. Si festeggia per l’introduzione della flat tax per poche partite Iva, quando sarebbe stato più utile intervenire in maniera più strutturale e più allargata sul vero macigno che pesa sul lavoro: il cuneo fiscale».

Insomma, hanno ancora una volta prevalso gli slogan sulla concretezza delle azioni. «Si è scelto, insomma, di preferire di portare a casa delle bandiere da sventolare – continua il numero uno degli industriali varesini – invece che migliorare il terreno su cui esse saranno piantate. Un terreno fatto da un’economia reale sempre più allarmata per un 2019 che si preannuncia duro e che parte di certo in salita». Poi l’ultimo appello: quello che ci attendiamo dal governo del cambiamento – conclude Comerio – non è la ricerca spasmodica del consenso ma la soluzione dei problemi. Il che comporta anche decisioni impopolari, meno sbandierabili, forse, ma dalle conseguenze maggiormente incisive sul miglioramento del lavoro e della competitività delle nostre imprese».