Airport Handling ne assume 300

La Prealpina - 21/11/2018

A breve stabilizzeremo diversi dipendenti». Cioè? Quanti? Si possono fare i numeri? «Certo: 300 persone che diventeranno nostri lavoratori a tempo indeterminato». Parola di John A. Stewart, scozzese di nascita e passaporto, italiano d’adozione, varesino per vent’anni in una precedente esperienza professionale, adesso milanese di residenza, soprattutto presidente di Airport Handling. La società di servizi a terra per il trasporto passeggeri a Malpensa controllata al 70 per cento dal colosso arabo dnata e al 30 da Sea (il gestore aeroportuale). Sicché sentire dire dal boss «300 persone», all’indomani del cda di lunedì, è come ascoltare l’ufficializzazione di una svolta epocale indirizzata sulla strada dello sviluppo aziendale e occupazionale. Inimmaginabile soltanto quattro anni fa. Per tutti. Compreso il territorio che a questo punto ha la grande opportunità di rigiocarsela, come accadde vent’anni fa, grazie alla crescita costante dei due terminal e della Cargo City. Lo impone il dato che chiuderà il 2018 in brughiera: 24 milioni e mezzo di viaggiatori, meglio del dorato e mai dimenticato 2007.

Ora si concretizza

È semplice misurare la portata dell’annuncio. Che, tra l’altro, coincidenza, casca a puntino dopo la polemica sollevata dall’onorevole Gianluigi Paragone (MoVimento 5 Stelle) ieri su queste colonne contro la presenza di precariato a Malpensa. Basta confrontare due periodi. Estate 2014: Sea Handling scompare e dà vita ad Airport Handling sotto la tutela di un trustee presieduto da Tiziano Treu per rispettare le direttive della Commissione europea e uscire dall’infrazione di concorrenza sleale causa finanziamenti pubblici; si passa da 2.200 a 1.600 dipendenti. Autunno 2018: Airport Handling, finalmente fuori dalla cappa di Bruxelles, incardinata in una solida maggioranza privata qual è dnata (società di Dubai leader mondiale nell’handling), cresciuta insieme con l’aeroporto, riprende ad assumere. Ed è solamente l’inizio. «Da giugno è aperto il tavolo con i sindacati per le assunzioni», ricorda il presidente. Quindi, allarga il sorriso: «Ora si concretizzano i discorsi».

La percentuale

Non per atto dovuto. Ma perché c’è la necessità di regolarizzare i somministrati. Un bisogno costruito passo a passo dal 2014 come indica pure l’investimento di 20 milioni di euro per migliorare la dotazione aziendale di macchinari. «Dopo l’ingresso in società di dnata, con Malpensa tornata ai livelli precedenti il dehubbing, definitivamente superato il problema dell’infrazione relativo a Sea Handling, possiamo guardare al futuro con più certezze», prosegue Stewart. «Anche perché abbiamo acquisito altri clienti, come Ryanair, e ciò ha permesso di eliminare la presenza di cooperative nell’handling passeggeri. Dunque, vogliamo espanderci ancora di più». In brughiera e in Italia. Per farlo, considerato è servita una sessantina di compagnie sul centinaio operante al T1 e al T2 (l’elenco contempla a esempio Emirates, easyJet, Cathay, American, Cargolux qui e Alitalia a Linate), servono braccia: «La gran parte dei 300 saranno assunti da noi a tempo indeterminato, il resto sempre a tempo indeterminato da Adecco e comunque lavorerà per noi». La percentuale di chi entrerà in AH è da dettagliare e potrebbe superare di gran lunga la metà

Il settore cargo

Non è tutto. Che il vento sia cambiato lo si capisce da un altro paio di sottolineature di Stewart. «Abbiamo in programma l’ingresso nel settore cargo e l’estensione del network nei principali aeroporti italiani», afferma. «Senza aver mai usato cooperative. Anche perché siamo sempre stati considerati un’azienda virtuosa».