Air Italy ora licenzia malpensa Consegnate le prime lettere di esonero ai dipendenti

La Prealpina - 04/01/2022

Malpensa Anticipate via mail, sono state recapitate ieri le prime lettere di licenziamento collettivo dei 1322 lavoratori di Air Italy (due terzi dei quali di stanza a Malpensa, i rimanenti a Olbia). Gli esuberi hanno effetto immediato con pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso. Le comunicazioni sono giunte a soli tre giorni dalla scadenza (il 31 dicembre) della cassa integrazione. Mercoledì scorso si era tenuto l’ultimo infruttuoso tentativo di mediazione tra Ministero del lavoro (insieme a quello dello sviluppo economico e a quello delle infrastrutture), società, sindacati e Regioni Lombardia e Sardegna.

L’epilogo era nell’aria da tempo. Sul fronte aziendale si è più volte ribadita nei mesi l’indisponibilità a proseguire con gli ammortizzatori. Su quello sindacale si invocava invece una norma in deroga alla legge di bilancio per introdurre la cassa integrazione senza oneri per l’azienda. Tale appiglio normativo non è arrivato. E nemmeno si sono viste controproposte a livello governativo.

«Siamo esterrefatti dalla completa inerzia del governo e delle istituzioni di fronte a questa drammatica situazione», dicono in coro Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl TA, che hanno anche chiesto all’esecutivo di bloccare la procedura. Intanto, nei prossimi giorni dovrebbe essere organizzato un piccolo presidio di protesta sotto il palazzo della regione Lombardia. Ma la consapevolezza di fondo è che ormai è troppo tardi per tornare indietro. Per chi perderà il posto si apre uno scenario difficile. Il settore del trasporto aereo è ancora in crisi, le opportunità di ricollocamento limitate. L’età media dei dipendenti si aggira tra i 48 e i 55 anni, fascia già avanzata che rende ulteriormente complicato rimettersi in gioco.

«Adesso sarà necessario creare un bacino nazionale di riqualificazione e ricollocazione del personale del trasporto aereo per dar loro una prospettiva», dice Luigi Liguori di Filt Cgil. L’obiettivo, condiviso da tutti i sindacati, è di mantenere certificazioni e abilitazioni dei lavoratori. In tal modo si intende evitare di disperdere il bagaglio di professionalità non solo dei dipendenti di Air Italy, ma di tutto il settore. D’altronde, la cassa integrazione è scaduta pure per altre società. Ma se per l’ex Meridiana il destino è segnato, l’introduzione di un ammortizzatore sociale per traghettare altre realtà durante il proseguo della crisi sarebbe ancora possibile: «Servirebbe però una volontà politica», dice Liguori, che invita a mantenere alta l’attenzione. «Sono prevedibili procedure di licenziamento di altre compagnie. Approfitteranno della pandemia per tagliare i costi del lavoro. Così anche nell’indotto, ad esempio nel catering, tra i settori più in sofferenza». Perfino il sentito tema della tutela ambientale nel contesto aeroportuale potrebbe divenire foriero di problemi se dalla politica non arrivasse un sostegno: «Se la transizione ecologica viene gestita senza un supporto e lasciata al libero mercato, in mancanza di risorse per attuarla c’è il rischio di ulteriori licenziamenti».