«Ai negozi del centro il circo non basta più»

L’INTERVISTA Terreni: «Il problema sono i supermercati Il Comune convochi subito la commissione Commercio» «Renato Chiodi ha ragione, serve una riflessione con i negozianti del centro di Gallarate. L’associazione fa molto, alla fine anche noi fino al 2016 mettevamo in campo le stesse iniziative. Ma siamo sicuri che tutto questo circo serva a qualcosa? Forse i problemi del commercio partono da molto più lontano, ad esempio dal fatto che ormai Gallarate è circondata da supermercati. Dario Terreni (nella foto) è stato consigliere comunale prima con la giunta di Nicola Mucci (2001-2006) e poi con quella di Edoardo Guenzani (2011-2016), ma soprattutto per cinque anni (fino al 2016) è stato presidente della commissione Attività produttive e commercio. Presentando un bilancio delle tante iniziative messe in campo durate l’estate, domenica il presidente di Ascom Renato Chiodi, ha un po’ tirato le orecchie ai commercianti, affermando che avrebbe voluto vedere più saracinesche aperte in centro. Dall’alto della sua esperienza, oggi Chiodi interviene nel dibattito. Il presidente di Ascom ha ragione o no? «Sì, Chiodi dice cose condivisibili. Soprattutto quando invita i commercianti a riflettere insieme sull’utilità di queste iniziative estive». Perché, secondo lei non sono utili? «Certo che sono utili, anche l’amministrazione Guenzani ne proponeva di simili. Gira e rigira, questo è quello che un Comune e un’associazione di categoria possono fare per cercare di rilanciare il centro di una città. Ma questo circo serve davvero a qualcosa? Io credo che i problemi dei commercianti che resistono nel centro storico di Gallarate partano da molto più lontano, e siano da ricercare prima di tutto nell’invasione che il nostro Comune ha subito da parte dei centri commerciali. Ricordo che nel 2015, in occasione di una delle ultime commissioni che ho presieduto, fu data la notizia dell’apertura del Centro di Arese. Fu uno choc, tutti sapevamo benissimo che avrebbe danneggiato anche i nostri commercianti. Perché qui non bisogna ragionare solo su piazza Libertà, ma sull’area che da Varese arriva fino a Milano». Se il problema sono i centri commerciali, allora tutto il mondo è paese… «Ma Gallarate non ha saputo adeguarsi. I problemi che vedo oggi sono gli stessi che vedevo dieci anni fa, se la risposta dei commercianti è quella di riaprire il centro alle auto, allora significa che siamo veramente a corto di idee. Tutto il mondo sta pedonalizzando i centri storici, davvero pensiamo che togliere i divieti potrebbe servire per rilanciare l’economia?». Allora lei cosa farebbe? «Il Comune dovrebbe convocare la Commissione commercio e ascoltare le proposte di Ascom e dei negozianti. Chiodi ha detto bene, bisogna chiedere ai commercianti se pensano che queste iniziative siamo davvero utili, oppure se hanno altre idee che tengono nel cassetto. Ma senza la collaborazione da parte del Comune, ogni progetto risulterebbe comunque monco. Bisogna partire dai numeri: quante sono le attività del centro? Quali prodotti vendono? Il confronto con Busto Arsizio e Legnano non regge: Gallarate vive di sera con bar e ristoranti, qui i negozi di abbigliamento praticamente non ci sono. Anche secondo lei è quindi necessaria una riflessione? «Bisogna iniziare a chiedersi cosa vuole la gente: la mia impressione è che a Gallarate negli ultimi dieci anni non sia cambiato nulla. Il risultato è che i bar prosperano, mentre i negozi storici stanno chiudendo uno dopo l’altro. Adesso è arrivato il momento di un ripensamento generale: ma se Ascom chiede ai commercianti di fare la loro parte, dal mio punto di vista la prima mossa spetta al Comune». Luigi Crespi