Agusta «Non esiste prova di tangenti» Orsi e Spagnolini sono assolti

«Non c’è prova sufficiente che i fatti sussistano». Questa la formula adottata ieri dai giudici della terza Corte d’Appello di Milano per mandare assolti gli ex amministratori delegati di Finmeccanica e di AgustaWestland, rispettivamente Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, al termine del secondo processo d’appello sulle presunte tangenti pagate (ma mai quantificate dall’accusa, ndr) tra il 2005 e il 2010. Soldi relativi all’appalto da 560 milioni di euro per la fornitura all’India da parte di Cascina Costa di una dozzina di elicotteri AW-101 (nella foto) da usare per il “servizio Vip” governativo.

Il secondo processo d‘appello è stato disposto dopo che la Cassazione, nel dicembre di un anno fa, aveva annullato con rinvio la sentenza della seconda Corte d’Appello di Milano, la quale aveva condannato i due ex manager per entrambi i capi di imputazione, cioè per corruzione internazionale e false fatture – nello specifico, Orsi a quattro anni e sei mesi di reclusione e Spagnolini a quattro anni – riformando la sentenza di primo grado del Tribunale di Busto Arsizio. In via Volturno, nell’ottobre 2014, il giudice li aveva invece condannati per le false fatture a due anni di reclusione, ma li aveva assolti dalla corruzione.

In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, la Corte d’Appello ieri ha di fatto respinto il teorema accusatorio del procuratore capo di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana, e del sostituto procuratore generale di Milano, Gemma Gualdi.

I due magistrati, al termine della requisitoria-fiume dello scorso 23 novembre, avevano chiesto la conferma della sentenza di condanna emessa nel precedente passaggio davanti alla Corte d’Appello di Milano, chiedendo però di considerare prescritto l‘anno fiscale 2008 per quel che riguarda le fatture per operazioni inesistenti. Fatture funzionali alla creazione delle cosiddette provviste, nonché alla corruzione internazionale che avrebbe avuto come destinatario finale, tramite un vorticoso giro di società estere, l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica militare indiana Sashi Tyagi (non a caso il ministero della Difesa indiano era parte offesa nel processo, così come del resto l’Agenzia delle Entrate), a sua volta sotto inchiesta in patria nel procedimento gemello.