«Agricoltura, siamo ai minimi termini Le opportunità di lavoro sono poche»

La Provincia Varese - 10/03/2016

«Opportunità nel settore primario? Sono opportunità di tempi di crisi, perché purtroppo la redditività è ai minimi termini». Ad ammetterlo è il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, che prova a fare il quadro della situazione del settore agricolo al di qua del confine. Di certo, gli stipendi da quasi tremila euro al mese per un bracciante fanno parte di un altro mondo, perché nel Varesotto si stringe la cinghia. «Opportunità di lavoro in agricoltura? Sono opportunità di crisi, perché il settore vive forse il suo momento peggiore, quello in cui sta risentendo di più la crisi – spiega Fiori – nella difficoltà generalizzata, abbiamo anche giovani che aprono aziende agricole sui terreni dei nonni, non avendo alternative. Se si ha voglia, si può provare, ma in un momento in cui la redditività delle aziende è ai minimi termini. Non mi sento di non incoraggiare i giovani, perché bisogna provarci, ma la situazione non è rosea, soprattutto perché i costi di produzione continuano ad aumentare e i prezzi di vendita continuano a calare». Faticare tanto, senza pretendere troppo, insomma? «La fatica bisogna metterla in conto, non ci piove – sottolinea il numero uno di Coldiretti – è un lavoro che dà soddisfazioni, ma in un momento di difficoltà generalizzata. Poi c’è da dire che ultimamente da noi i giovani si stanno riavvicinando, anche se con una scarsa redditività è difficile andare avanti». Eppure anche oltre frontiera, al di là del freno che è stato messo alle richieste dei disoccupati italiani, emerge un problema di ricambio generazionale: non più tardi di due mesi fa, come riportato dalle cronache della stampa elvetica, alla riunione dell’Unione svizzera dei contadini a Zollikofen, nel Canton Berna, è stato lanciato l’appello contro la carenza di giovani “braccia” per la gestione delle aziende agricole svizzere: «Un agricoltore ultracinquantenne su tre ha difficoltà a trovare giovani che rilevino la sua azienda». Le ragioni? difficile situazione economica, redditi bassi e duro lavoro, secondo il direttore Jacques Bourgeois, che dichiarava che «i giovani preferiscono orientarsi verso nuovi settori professionali che offrono migliori prospettive»