Agricoltura – «C’è tensione sui prezzi»

La Prealpina - 07/10/2021

Non c’è settore produttivo che non parli di emergenza materie prime. Dopo lo tsunami pandemia, da qualche tempo è un continuo lamentarsi dei prezzi impazziti di acciaio, semiconduttori, petrolio, gas, energia. In agricoltura le grida di dolore, rese esplicite anche ieri nel corso della presentazione dell’indagine semestrale del comparto in Lombardia curata da Unioncamere, Regione e Coldiretti, riguardano altre materie prime con prezzi alle stelle. E il caso di mais, frumento, soia e girasole. Buon per i produttori dei cereali, certo. Ma non perla stragrande maggioranza di agricoltori e allevatori, per i quali cereali più cari sono sinonimo di maggiori costi e di minor reddittività delle produzioni. «Lo stato di salute dell’agricoltura lombarda è solido: lo confermano sia i consumi interni sia l’export vigoroso, a testimonianza di quanto sia importante avere una base forte e d iversificata di imprese e produttori», ha analizzato il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio. «Sì, le aziende si sono adattate in fretta al nuovo scenario, ma ci sono ancora tensioni sui prezzi, per i maggiori costi dei fattori di produzione e per la contrazione dei consumi fuori casa. Tra l’altro, nel primo semestre preso in esame manca ancora in gran parte il canale HoReCa, quello di ristoranti, alberghi e bar». Nel periodo gennaio-giugno del 2021 l’export dell’agro-alimentare lombardo ha fatto comunque registrare un +12,2% sullo stesso periodo sia del 2020 che del 2019, fatturando 3,8 miliardi di euro. «Bene i dati sull’export perché certificano quanto la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti lombardi siano apprezzati: cresciamo anche rispetto ai dati pre-pandemia», il commento dell’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi. Da sottolineare come quanto siano differenziate le dinamiche del settore. Prendete il lattiero-caseario: da un lato, beneficia del buon andamento della domanda mondiale e dei prezzi delle principali produzioni, che si mantengono sopra i livelli dello scorso anno; dall’altro, il rincaro dei mangimi non consente però di sfruttare appieno le condizioni favorevoli del mercato. Ancora: le quotazioni delle carni suine mostrano un andamento positivo, ma anche in questo caso la redditività risulta compressa dall’impennata dei costi di produzione. Infine, è ancora crisi nera per le carni bovine, dove si registrano i risultati peggiori nel comparto zootecnico. Non c’è ancora stato il recupero rispetto alla situazione difficile del 2020, complice lo stop del canale HoEeCa, principale destinatario della vendita di carni.

«Su i costi di produzione Ci sono aziende a rischio»

«Non sono tempi facili per le aziende agricole della nostra provincia». A parlare è Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese, seriamente preoccupato per l’aumento dei costi delle materie prime e la difficoltà nel reperirle. «Grano e mais che sono alla base dell’alimentazione degli animali – spiega – sono aumentati notevolmente. Così come il prezzo dell’energia . I nostri costi di produzione lievitano anche del 30 per cento ma gli incassi restano invariati. Un esempio su tutti è il latte che continua ad essere pagato 0,36 euro al litro. Eppure, i prezzi di vendita dei prodotti sono lievitati ovunque. È una differenza che deve essere colmata, altrimenti ci sono aziende che rischiano di saltare».

Come se non bastasse, anche il meteo non ha aiutato e i danni subiti dalle colture sono ingenti. «Abbiamo la fortuna che ci sono molti giovani che vogliono intraprendere questo mestiere – continua Fiori – ma affinché le loro attività resistano nel tempo, bisogna creare le condizioni giuste». Fiori porta ancora l’esempio del grano. «Oggi è aumentato notevolmente – spiega – ma per anni è stato pagato pochissimo e, con il passare del tempo, si è messo di piantarlo. Così oggi abbiamo costi alle stelle e scarsità di materia prima».