Agenzia del farmaco«Tutelare i cittadini

Mentre ad Amsterdam la delegazione della Commissione ambiente del Parlamento europeo, guidata dall’italiano Giuseppe La Via, svolge la verifica sul cantiere che dovrà (dovrebbe) ospitare Ema, da Varese parte una sollecitazione al Consiglio europeo, che riunisce i rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Ue, affinché faccia valere gli interessi dei cittadini dell’Unione in relazione alle vicende burocratiche, politiche e legali che complicano il trasferimento dell’Agenzia del farmaco dall’Inghilterra all’Olanda. Meglio, ne opacizzano, all’indomani della discussa procedura d’assegnazione, che ebbe come competitore soccombente Milano, tempi e modi per la realizzazione della nuova sede.

La sollecitazione arriva da Vincenzo Salvatore, 54enne candidato del Pd nel collegio uninominale varesino, già responsabile fino al 2012 del servizio giuridico della stessa Agenzia.

Insomma, una voce in capitolo competente, che merita attenzione nel mezzo di una vera e propria bufera, scatenatasi attorno alla collocazione olandese della futura sede dell’ente chiamato a sovrintendere la validazione dei farmaci.

«Le vie per risolvere la questione (Milano sospetta che Amsterdam abbia truccato le carte, ndr) sono tre – spiega Salvatore – La prima è politica, riguarda proprio il Parlamento. All’assemblea tocca l’ultima parola rispetto a quanto sta accadendo, al pericolo che Ema non possa trasferirsi, come richiesto, entro i primi mesi del prossimo anno, alle voci sugli impegni più volte modificati, sull’inderogabile necessità che l’Agenzia, per la natura stessa delle sue funzioni, possa operare in continuità. Ritardi e ostacoli burocratici e logistici produrrebbero effetti negativi per gli ammalati e per le aziende produttrici dei farmaci. La seconda strada è quella dei ricorsi: Milano ne ha presentati sia alla Corte di giustizia sia alla Corte dei conti europea. Vuole sapere giustamente se le procedure siano regolari e se gli intoppi olandesi possano pregiudicare l’iter di trasferimento a danno, anche economico, dei cittadini europei. Infine, c’è il Consiglio. Sono gli Stati che dovrebbero, anzi, devono prendere una posizione chiara e definitiva.

Voglio dire, se l’Europa non è capace di dare un colpo di reni, di avere una botta d’orgoglio, non ci si può lamentare se poi la gente non comprende qual è il valore della cooperazione internazionale. Questo al netto del grande lavoro di squadra del nostro governo, del Comune di Milano e della stessa Regione Lombardia. Proprio Palazzo Chigi sta svolgendo opera di responsabilizzazione per via diplomatica, con lo scopo di riportare a Milano la sede di Ema».

Obiettivo difficile da raggiungere, anche se Vincenzo Salvatore sottolinea: «Non è una partita Milano contro Amsterdam, ma un fatto di serietà operativa e decisionale, che non ammette deroghe». Alla città olandese è stata attribuita Ema dopo una lunga e tormentata selezione, finita con uno sbocco incredibile: un sorteggio. Mentre Milano metteva a disposizione il Pirellone, Amsterdam cambiava soluzioni. Non a caso gli atti sono stati secretati. Non a caso proprio il presidente del parlamento di Bruxelles, Antonio Tajani, ha chiesto al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, di visionare tutta la documentazione relativa ad Ema. Ma è di ieri la notizia che l’ufficio giuridico dell’Ue ritiene «manifestamente irricevibile» il ricorso presentato da Milano sull’Agenzia del farmaco. Palazzo Marino chiede in sintesi che la decisione per l’assegnazione della sede venga sospesa. Bruxelles risponde che Milano ha commesso un errore perché ha fatto ricorso contro la decisione del Consiglio dell’Unione europea. Decisione invece assunta «dai rappresentanti degli Stati membri che hanno agito in qualità dei rappresentanti dei loro governi, esercitando in tal modo collettivamente i poteri degli stessi Stati membri»”.

Dal canto suo il Comune di Milano replica a stretto giro: «Il Consiglio Ue non rigetta nulla perchè non ha il potere di farlo, come non ha nessun potere di dichiararlo irricevibile. Il ricorso è fondato».

Cavilli? Mica tanto, benché la sfida su Ema sia tutt’altro che conclusa.