Affitti stanze on line, focus su Varese

La Prealpina - 12/09/2017

Dati eclatanti che sono sotto gli occhi di tutti ma di cui si fa fatica a parlare: sono i numeri che emergono da una ricerca commissionata da Federalberghi Varese e da Varese Convention & Visitors Bureau, il cui obiettivo è di far luce, con riferimento alla provincia di Varese, sul fenomeno dell’offerta turistica sommersa, rappresentata dall’ospitalità alternativa fornita in alloggi non rilevati dalle statistiche ufficiali e, dunque, non registrata e quantificata, molto spesso soggetta a regolamentazioni inesistenti rispetto a chi invece opera secondo normative trasparenti. Condotta da una società specializzata, la Incipit Consulting, la ricerca verrà presentata al convegno “Turismo e shadow economy: tutela del consumatore, concorrenza leale ed equità fiscale” (Centro Congressi Ville Ponti venerdì 15 settembre alle ore 10).

Il focus, anche attraverso l’esposizione di due case history, è centrato sull’offerta ricettiva presente nelle principali piattaforme di prenotazioni online, primo fra tutti Airbnb, che detiene la quota più rilevante del mercato dell’affitto turistico in rete e la cui analisi consente di intercettare il fenomeno in modo completo.

«L’obiettivo – hanno spiegato il presidente di Federalberghi Varese Frederick Venturi e quello di Varese Convention&Visitors Bureau Fabio Lunghi – è quello di sensibilizzare le istituzioni comunali e le varie forze dell’ordine: desideriamo che le amministrazioni si facciano carico del problema, visto che lo stato impone agli imprenditori adempimenti e obblighi pesanti, mentre le prenotazioni online fanno parte di un mondo che non ha regole certe da applicare». Si parlerà non solo di aspetti fiscali: «Un albergo o un bed and breakfast regolare è tenuto alla sera a consegnare in questura i nomi dei clienti. Chi invece lavora nell’ombra e nel sommerso, chi affitta le proprie case attraverso i portali e alloggi non registrati “gestisce” di fatto un flusso turistico importante ma che sfugge a qualsiasi verifica sul territorio, generando così un problema che non è solo statistico, ma anche di sicurezza, visti i tempi in cui viviamo. La differenza tra “sharing” e “shadow” economy è molto labile, benvenga la prima che stimola nuovi settori, mentre per la seconda devono vigere norme che ci rendano tutti uguali».